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Sabato, 6 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Garantite le procedure di sovraindebitamento

Modifiche alle procedure concorsuali nell’iter di conversione del DL liquidità

/ Michele BANA e Antonio NICOTRA

Sabato, 23 maggio 2020

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In attesa che venga completato l’iter di conversione del DL 23/2020, c.d. decreto “liquidità”, si registrano, tra le proposte emendative al decreto approvate il 21 maggio dalle Commissioni Riunite VI e X della Camera, alcune significative novità in materia di procedure concorsuali.

L’art. 9 del DL 23/2020, in materia di concordato preventivo e di accordi di ristrutturazione dei debiti, al novellato comma 1 prevede che i termini di adempimento dei concordati preventivi, degli accordi di ristrutturazione, ma anche “degli accordi di composizione della crisi e dei piani del consumatore omologati aventi scadenza in data successiva al 23 febbraio 2020 sono prorogati di sei mesi”.

Rispetto alla formulazione vigente, si registra, in primo luogo, l’ampliamento del campo di applicazione della norma, che investe anche le procedure di sovraindebitamento di cui alla L. 3/2012 (accordi di composizione della crisi e piani del consumatore). La modifica colma, almeno in parte, un “vuoto legislativo”, rispetto al quale la giurisprudenza di merito aveva ritenuto necessaria l’interpretazione “estensiva” della disciplina (cfr. Trib. Napoli 17 aprile 2020).

Viene, in secondo luogo, eliminato il termine finale del 31 dicembre 2021, che aveva alimentato diverse critiche da parte della dottrina (si veda “Par condicio creditorum a rischio con la proroga della transazione fiscale” del 14 maggio 2020).
È introdotto una nuovo comma 5-bis all’art. 9 del DL 23/2020, in base al quale il debitore che, entro il 31 dicembre 2021, abbia ottenuto la concessione dei termini ex artt. 161 comma 6 o 182-bis comma 7 del RD 267/42, può, entro i termini concessi, depositare un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di avere predisposto un piano di risanamento ex art. 67 comma 3 lett. d) del RD 267/42, che sia pubblicato nel Registro delle imprese, e depositando la documentazione relativa a tale pubblicazione. Il Tribunale, verificata la completezza e la regolarità della documentazione, dichiara l’improcedibilità del ricorso.

È privilegiato, in questo modo, lo strumento stragiudiziale del piano di attestato per avviare il percorso di risanamento.
Il nuovo comma 5-ter dell’art. 9 del DL 23/2020 prevede che, per i ricorsi ex art. 161 comma 6 del RD 267/42, depositati entro il 31 dicembre 2020, non trova applicazione il disposto di cui all’art. 161 comma 10 del RD 267/42, che prevede un termine fisso di 60 giorni (prorogabili, in presenza di giustificati motivi, di non oltre 60 giorni) concesso dal Tribunale, in presenza di una domanda di concordato in bianco, quando pende una dichiarazione di fallimento. Trova applicazione, quindi, la disciplina generale: il termine può essere compreso tra 60 e 120 giorni (sempre prorogabili in presenza di giustificati motivi, di non oltre 60 giorni).

Le modifiche interessano anche l’art. 10 del DL 23/2020, in materia di ricorsi per la dichiarazione di fallimento e dello stato di insolvenza. Viene, in primo luogo, chiarito il campo di applicazione dell’improcedibilità. Il nuovo comma 2 dell’art. 10 del DL 23/2020, infatti, prevede che l’improcedibilità dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento e dello stato di insolvenza, depositati tra il 9 marzo 2020 ed il 30 giugno 2020, non si applica:
- “al ricorso presentato dall’imprenditore in proprio, quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19”;
- all’istanza di fallimento da chiunque formulata ai sensi degli artt. 162 comma 2, 173 comma 2 e 3 e 180 comma 7 del RD 267/42;
- alla richiesta del Pubblico Ministero, se corredata dalla domanda di emissione dei provvedimenti ex art. 15 comma 8 del RD 267/42, ovvero quando la richiesta è presentata ex art. 7 n. 1) del RD 267/42.

Il nuovo comma 2, quindi, elimina i dubbi interpretativi emersi in relazione all’attuale formulazione della norma e – principalmente – con riguardo alla Relazione illustrativa, che, pur nel silenzio della legge, aveva esteso l’improcedibilità anche ai ricorsi per il fallimento “in proprio” ex art. 14 del RD 267/42, indipendentemente dall’origine dell’insolvenza. Tale soluzione, peraltro, era stata anche “superata”, in via interpretativa, dalla recente giurisprudenza (Trib. di Piacenza 8 maggio 2020).

È, inoltre, esclusa l’improcedibilità per i fallimenti che conseguono ad una declaratoria di inammissibilità o alla mancata omologazione del concordato. Una parte della giurisprudenza, invece, riteneva che l’improcedibilità trovasse applicazione per tutte le ipotesi di attivazione dei procedimenti prefallimentari e, quindi, anche casi di cui agli artt. 162, 173 e 180 del RD 267/42 (cfr. Trib. Novara 14 aprile 2020).

In base al nuovo comma 3 dell’art. 10 del DL 23/2020, quando alla dichiarazione di improcedibilità dei ricorsi presentati tra il 9 marzo ed il 30 giugno 2020 fa seguito la dichiarazione di fallimento “entro il 30 settembre 2020”, il periodo di improcedibilità (9 marzo -30 giugno 2020) non è computato ai fini degli artt. 10 (fallimento dell’imprenditore che ha cessato l’attività), 64 (inefficacia degli atti a titolo gratuito), 65 (inefficacia dei pagamenti), 67 comma 1 e 2 (revoca degli atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie) 69-bis (esercizio delle azioni revocatorie) e 147 (fallimento dei soci di snc, sas, spa) del RD 267/42.

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