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Sabato, 26 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Somme fuori campo IVA rilevanti per il contributo a fondo perduto anche senza fattura

Se costituiscono ricavi vanno conteggiate anche per la verifica della riduzione del fatturato

/ Corinna COSENTINO

Mercoledì, 16 settembre 2020

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A distanza di più di un mese dalla scadenza fissata per la presentazione dell’istanza relativa al contributo a fondo perduto di cui all’art. 25 del DL 34/2020 (c.d. “Rilancio”), l’Agenzia delle Entrate ha fornito nuovi chiarimenti in merito ai requisiti di accesso all’agevolazione.
In particolare, con la risposta n. 350 di ieri, l’Agenzia è tornata a esprimersi su un tema che, negli scorsi mesi, aveva generato non pochi dubbi tra gli operatori, ossia quello del computo delle operazioni fuori campo IVA ai fini della verifica della riduzione del “fatturato” realizzato tra aprile 2019 e 2020.

Si ricorda, infatti, che il contributo in argomento spetta ai soggetti richiamati dall’art. 25 del DL Rilancio a condizione che:
- i ricavi o compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non superino i 5 milioni di euro (comma 3);
- l’ammontare del fatturato/corrispettivi di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi di quello di aprile 2019 (comma 4).
L’ammontare del contributo è poi determinato applicando alla differenza di fatturato una specifica percentuale (20%, 15% o 10%), che varia a seconda della fascia dimensionale in cui il soggetto rientra ai sensi del comma 5 dell’art. 25.

Il caso oggetto dell’interpello riguarda una srl che fornisce corsi di formazione professionale in qualità di agenzia formativa accreditata presso la Regione. In relazione a tali attività la società non emette fattura, in quanto percepisce contributi pubblici esclusi da IVA ex art. 2 comma 3 lett. a) del DPR 633/72. Essa si limita, dunque, a documentare tali somme mediante semplici “note a richiesta di rimborso spese”. Si chiede, dunque, come tali somme debbano essere computate ai fini della verifica della spettanza del contributo.

L’Agenzia richiama, al riguardo, i chiarimenti già forniti nei mesi precedenti, secondo cui, ai fini della verifica del requisito dimensionale di cui al comma 3, i soggetti esercenti attività d’impresa devono fare riferimento ai soli ricavi di cui all’art. 85 comma 1 lett. a) e b) del TUIR, escludendo, in linea di principio, gli altri componenti positivi di reddito, nonché le ipotesi di ricavi diversi da quelli individuati (circ. n. 15/2020, § 2).

Per quanto concerne il computo delle operazioni fuori campo IVA ai fini della riduzione del fatturato, invece, viene richiamata la circ. n. 22/2020. Con tale documento (estendendo i chiarimenti della precedente circ. n. 9/2020), l’Agenzia affermava che devono essere considerate le operazioni che hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di aprile 2019 rispetto ad aprile 2020, nonché i corrispettivi delle operazioni, effettuate in detti mesi, non rilevanti ai fini IVA. Per queste ultime, precisava, occorre fare riferimento all’ammontare dei ricavi da riferire ai mesi di aprile 2020 e 2019, “tenendo conto delle proprie regole di determinazione del reddito”. Ne concludeva che, “qualora il soggetto abbia certificato un ricavo mediante una fattura, pur non essendone obbligatoria l’emissione, essa va comunque inclusa nel calcolo del fatturato” (circ. n. 22/2020, § 4.3).

In linea con tale affermazione, osservava altresì che, ai fini dell’art. 25 comma 4 del DL 34/2020, occorre considerare tutte le somme che costituiscono “fatturato” del periodo di riferimento, purché rappresentino ricavi dell’impresa ex art. 85 del TUIR.

Con la risposta a interpello n. 350/2020, l’Agenzia integra i chiarimenti precedenti, affermando che le somme percepite dalla società interpellante, escluse da IVA ex art. 2 del DPR 633/72 e non documentate da fattura, devono essere computate sia ai fini del requisito dimensionale e delle soglie di cui all’art. 25 commi 3 e 5, sia ai fini della riduzione del fatturato di cui al comma 4, poiché le stesse, costituendo rimborsi che hanno come contropartita costi di esercizio sostenuti dall’istante, rappresentano ricavi ai sensi dell’art. 85 del TUIR.

Come già rilevato, il chiarimento giunge tardivamente, per cui i soggetti che, escludendo tali somme dai calcoli per l’agevolazione, non hanno presentato l’istanza, o hanno determinato il contributo in misura inferiore o superiore a quella spettante, non hanno più la possibilità di presentare l’istanza o di correggerla.
È però ancora possibile rinunciare totalmente al contributo ai sensi del punto 3.5 del provv. n. 230439/2020 e, se la rinuncia è presentata prima dell’accredito su conto corrente, non si applicano le relative sanzioni (circ. n. 15/2020, § 5).

Dovrebbe valere in ogni caso il principio del legittimo affidamento di cui all’art. 10 della L. 212/2000 per cui, in considerazione delle obiettive condizioni di incertezza circa l’ambito applicativo della norma, il soggetto che abbia già fruito del contributo non spettante dovrebbe poterlo restituire con i relativi interessi e senza l’applicazione di sanzioni. Tale principio è stato peraltro richiamato dall’Agenzia con la circ. n. 25/2020, relativamente all’ipotesi in cui il contribuente, solo a seguito della pubblicazione della circ. n. 22/2020, avesse realizzato di aver assunto un comportamento non coerente con i chiarimenti di prassi.

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