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Martedì, 27 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Affrancamento del saldo attivo di rivalutazione sul valore netto

La Cassazione «ribalta» l’orientamento sul tema delle circolari dell’Agenzia delle Entrate

/ Gianluca ODETTO

Lunedì, 28 settembre 2020

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La sentenza della Corte di Cassazione n. 19772, depositata il 22 settembre 2020, ha stabilito che l’imposta sostitutiva dovuta per l’affrancamento del saldo attivo di rivalutazione deve essere calcolata sull’importo della riserva così come risulta dal bilancio (al netto, quindi, dell’imposta sostitutiva assolta dalla medesima impresa per la rivalutazione dei beni).
Viene così ribaltato l’orientamento interpretativo che l’Agenzia delle Entrate ha storicamente proposto nelle proprie circolari (da ultimo nella circolare n. 14 del 27 aprile 2017, § 8), secondo cui occorrerebbe fare riferimento al saldo attivo al lordo dell’imposta sostitutiva per la rivalutazione dei beni.

La sentenza ha ad oggetto il provvedimento di affrancamento delle riserve di rivalutazione disciplinato dall’art. 1 commi 473 e seguenti della L. 266/2005, ma esprime principi più generali, che si devono ritenere valevoli anche nel contesto delle attuali leggi di rivalutazione (alcune delle disposizioni della L. 266/2005, valevoli ai fini dell’interpretazioni dei fatti di causa, risultano infatti richiamate anche dall’art. 1 comma 702 della L. 160/2019 e dall’art. 110 comma 7 del DL 104/2020).

In estrema sintesi, la posizione espressa dalla società nel giudizio di Cassazione è tale per cui, laddove le norme parlano di “affrancamento del saldo attivo di rivalutazione”, questa locuzione deve essere riferita al saldo così come esso risulta dal passivo di bilancio (art. 13 comma 1 della L. 342/2000).

Al contrario, l’Agenzia ha richiamato la norma contenuta nell’art. 4 comma 1 del DM 86/2002, secondo cui “anche ai fini fiscali il saldo attivo risultante dalla rivalutazione è costituito dall’importo iscritto nel passivo del bilancio o rendiconto in contropartita dei maggiori valori attribuiti ai beni rivalutati e, al netto dell’imposta sostitutiva, deve essere imputato al capitale o accantonato in una apposita riserva” (con ciò intendendosi che l’assunzione al netto dell’imposta sostitutiva varrebbe solo ed esclusivamente ai fini della corretta imputazione contabile).

La Cassazione si è orientata, come detto, sulla prima delle posizioni richiamate, evidenziando che, nella sostanza, l’interpretazione dei fatti di causa non deve basarsi su un supposto “parallelismo” tra affrancamento del saldo attivo di rivalutazione e distribuzione ai soci dello stesso (evento, il secondo, in cui occorre assumere il saldo lordo); ciò in quanto “nel caso di affrancamento (…) l’inserimento nella base imponibile dell’imposta di rivalutazione finirebbe invece per colpire un valore superiore (per l’importo di tale imposta) rispetto a quello iscritto a riserva in bilancio, e non distribuibile”.

Facendo ad esempio riferimento ad un maggior valore di 100 assoggettato ad un’imposizione sostitutiva per la rivalutazione per 12, se il saldo non affrancato viene distribuito ai soci, la società sconta un’IRES lorda per 24 (il saldo netto, aumentato dell’imposta sostitutiva per la rivalutazione) e un’IRES netta per 12 (l’IRES lorda al netto del credito di 12). L’onere complessivo risulterebbe quindi pari a 24.

Ove, invece, si opti per l’affrancamento del saldo attivo, adottando la lettura della Cassazione e ipotizzando nel 10% l’entità dell’imposizione sostitutiva per l’affrancamento, l’imposta dovuta risulterebbe pari a 8,8 (il 10% del saldo netto di 88). Posto che, a norma dell’art. 1 comma 475 della L. 266/2005, i saldi affrancati non concorrono alla formazione del reddito della società e, in caso di distribuzione, non spetta il credito rappresentato dall’imposta sostitutiva a suo tempo assolta, l’onere complessivo risulterebbe pari a 12 + 8,8 = 20,8.

Adottando l’impostazione dell’Agenzia delle Entrate, invece, l’affrancamento e la successiva distribuzione porterebbero ad un onere complessivo di 12 + 10 = 22.

Questione ridimensionata nell’attuale contesto

Nell’attuale contesto il problema dovrebbe comunque dirsi ridimensionato dal fatto che, da una parte, le ultime leggi di rivalutazione hanno previsto un onere per l’affrancamento elevato (10%, compresa la rivalutazione che potrà essere effettuata nel bilancio 2020 ai sensi dell’art. 110 del DL 104/2020), in più casi giustificato nei soli casi in cui esistevano risorse tali da potere distribuire denaro o beni ai soci, e, sotto un diverso profilo, proprio questa ultima legge di rivalutazione prevede un’entità dell’imposta sostitutiva (3%) tale per cui la differenza tra riserva lorda e riserva netta (100 o 97) risulta di fatto esigua.

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