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Martedì, 27 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Offerte delle banche per l’acquisto dei bonus «edilizi» in via di definizione

Utilizzo delle prime quote annuali dei crediti di imposta ricevuti dal 1° gennaio 2021 e comunicazioni a partire dal 15 ottobre 2020

/ Enrico ZANETTI

Lunedì, 28 settembre 2020

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Procede il percorso interno di definizione delle offerte commerciali di banche e intermediari finanziari per l’acquisto dei crediti di imposta corrispondenti alle detrazioni “edilizie” spettanti per spese sostenute negli anni 2020 e 2021, come da facoltà messa in campo dall’art. 121 del DL 34/2020 (c.d. decreto “Rilancio”).

L’utilizzo delle prime “quote annuali” di questi crediti di imposta sarà possibile non prima del 1° gennaio 2021, ma le comunicazioni per l’esercizio delle opzioni (sconto in fattura e cessione del credito) potranno cominciare a essere inviate telematicamente all’Agenzia delle Entrate a partire dal 15 ottobre 2020.

Fermo restando che ogni banca costruirà la propria offerta commerciale, i valori di “sconto finanziario” per l’acquisto del credito di imposta starebbero attestandosi in un intorno del 10% nel caso di crediti con orizzonte temporale di utilizzo spalmato su 5 anni (superbonus e sismabonus anche in versione “normale”), del 20% nel caso di crediti con orizzonte temporale di utilizzo spalmato su 10 anni (interventi di riqualificazione energetica e di recupero edilizio).

Nel caso del superbonus, questo target di sconto finanziario consentirebbe di raggiungere la finalità che sottende al 110%, perché il beneficiario che cede la detrazione, o il fornitore che la cede dopo aver applicato lo sconto sul corrispettivo, rientrerebbero così del 100% delle spese sostenute o dei corrispettivi non incassati, fermi restando ovviamente i tetti massimi di spese riconosciute in relazione a ciascuna tipologia di intervento “trainante” e “trainato”.

Ovviamente le offerte commerciali degli istituti di credito oscilleranno all’interno di una forchetta che, è facile immaginare, terrà conto anche di altri fattori di contesto, privilegiando senz’altro i rapporti con clientela già conosciuta e affidata, nonché i contesti operativi in cui la compravendita del credito si accompagna all’instaurazione di altri rapporti ad hoc (ad esempio, l’accensione di un finanziamento ponte per l’impresa che, prima di cedere il credito, effettua i lavori e pratica lo sconto sul corrispettivo), con la definizione di un implicito “prezzo complessivo”, rispetto al quale lo sconto finanziario sull’acquisto del credito finisce per essere solo una delle variabili.

È lecito aspettarsi che, dal punto di vista degli istituti di credito, la soluzione operativa più ricercata sarà quella dell’acquisto del credito di imposta che si forma in capo all’impresa che, prima, ha applicato lo sconto sul corrispettivo, piuttosto che l’acquisto del credito di imposta direttamente presso il beneficiario.

Depone in tal senso non soltanto la maggiore semplicità operativa (operazione unica, contro una molteplicità di acquisti delle “parti” di quello stesso credito spettanti ai singoli condomini beneficiari della detrazione), ma anche i minori profili di responsabilità e correlati oneri amministrativi di controllo che gravano su chi acquista un credito di imposta già formatosi in capo al soggetto che glielo cede, rispetto a chi acquista un credito di imposta che si forma proprio per effetto dell’acquisto presso il beneficiario della detrazione (in questo secondo caso, infatti, pare evidente che acquirenti iper-professionali come gli istituti di credito devono effettuare tutti i controlli del caso sulla “esistenza” del diritto che stanno acquistando, quanto meno nella forma di un ri-controllo interno della documentazione posta a base del rilascio del visto di conformità, laddove tale visto accompagni l’opzione).

Dal punto di vista dell’impresa che applica lo sconto sul corrispettivo in fattura e poi cede il credito di imposta alla banca, lo “sconto finanziario” che la banca le applica per acquisire il credito costituisce un componente negativo di conto economico avente natura finanziaria, interamente di competenza dell’esercizio in cui avviene la cessione e deducibile ai fini delle imposte sul reddito.

Giova per altro sottolineare che, nel caso in cui lo sconto sul corrispettivo in fattura venga esercitato in relazione a spese che, per chi le dovrebbe sostenere, sarebbero detraibili al 110%, in quanto rientranti nel superbonus, in capo all’impresa che applica lo sconto si forma un credito di imposta pari al 110% dello sconto applicato e quel “surplus” del 10% dovrebbe costituire un componente positivo di conto economico assimilabile a un contributo in conto esercizio, interamente di competenza dell’esercizio in cui viene applicato lo sconto e imponibile ai fini delle imposte sul reddito (si veda “Imponibile la cessione dell’ecobonus a un valore inferiore al nominale” del 16 aprile 2020 ove era stata ipotizzata l’iscrizione di una sopravvenienza attiva).

Se, a fronte di uno sconto sul corrispettivo di 100, l’impresa matura un credito di imposta di 110 che cede poi a 100 alla banca, il componente positivo e quello negativo si neutralizzano dal punto di vista fiscale.
Ciò appare però pacifico solo con riguardo alle imposte sul reddito, posto che ai fini IRAP potrebbe invece determinarsi una situazione di imponibilità del componente positivo non accompagnata dalla deducibilità di quello negativo, in quanto quest’ultimo riferibile alla parte finanziaria del conto economico.


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