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Lunedì, 23 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Oro da investimento esente IVA a prescindere dalla forma del metallo

/ Dario BONSANTO e Emanuele GRECO

Sabato, 21 novembre 2020

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Per effetto di quanto disposto dall’art. 10 comma 1 n. 11 del DPR 633/72 (il quale implementa a livello interno quanto disciplinato dall’art. 346 della direttiva 2006/112/Ce), alle cessioni di oro da investimento (compreso quello rappresentato da certificati in oro o scambiato su conti metallo) viene di norma applicato un naturale regime di esenzione IVA, fatta salva la possibilità di opzione per l’imponibilità in relazione alle cessioni poste in essere dai soli soggetti che producono o commerciano oro da investimento o che trasformano oro in oro da investimento.

La medesima disposizione – riprendendo quanto previsto dall’art. 344 della direttiva 2006/112/Ce – specifica, inoltre, che nell’ambito dell’oro da investimento rientrano:
- l’oro in forma di lingotti o placchette di peso (superiore a 1 grammo) accettato dal mercato e di purezza pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o meno da titoli;
- le monete d’oro di purezza pari o superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di origine, normalmente vendute a un prezzo che non supera dell’80% il valore sul mercato libero dell’oro in esse contenuto.

In proposito, data la formulazione letterale della norma, vi potrebbero essere dubbi circa la possibilità di far rientrare l’oro in forma tonda, ovale o irregolare nell’ambito dell’oro da investimento (in quanto le uniche forme espressamente prese in considerazione dal citato art. 10 del DPR 633/72 sono quelle del lingotto e della placchetta).

Sul tema è di recente intervenuto il Comitato IVA, il quale, esaminando la fattispecie nel working paper n. 1000 del 19 ottobre 2020, ha ritenuto possibile tale inclusione.

In tale documento viene, in primo luogo, ricordato come il regime di esenzione risulti applicabile nelle sole ipotesi in cui la transazione rivesta carattere finanziario e non vi sia, pertanto, una consegna materiale del metallo ed un conseguente consumo dello stesso (tra le operazioni aventi ad oggetto oro da investimento rientrerebbero, pertanto, quelle effettuate – nell’ambito del mercato dell’oro – mediante titoli o altri strumenti finanziari).

Avendo, invece, riguardo alla nozione di oro da investimento, il Comitato IVA ha evidenziato come, in base alla disposizione agevolativa (art. 344 della direttiva 2006/112/Ce, implementato – a livello interno – dall’art. 10 del DPR 633/72), la stessa ricomprenderebbe tutti quei beni che:
- presentano un’oggettiva composizione in oro;
- hanno un peso superiore ad 1 grammo;
- sono accettati nel mercato dell’oro.

Ad avviso del Comitato IVA, la forma dell’oro da investimento esplicitamente prevista dalla norma di esenzione (lingotto o placchetta) non rappresenterebbe un ulteriore requisito per beneficiare del regime, potendo le due citate forme considerarsi – al più – le principali e più comuni forme di oro rinvenibili nel relativo mercato.

Basandosi sul principio del trattamento paritario di beni simili ai fini IVA, il Comitato conclude, pertanto, affermando che l’oro potrà – in linea di principio – ricadere nel regime di esenzione previsto per le cessioni di oro da investimento anche nelle ipotesi in cui la sua forma differisca da quelle “tipiche” di un lingotto o una placchetta.
Tuttavia, per poter considerare anche l’oro rotondo, ovale o irregolare quale oro da investimento occorrerà che lo stesso presenti una purezza uguale o superiore ai 995 millesimi e che sia accettato dal mercato dell’oro.

Per completezza si ricorda che alla regola generale, che prevede l’esenzione per tale tipologia di operazioni, fanno eccezione le cessioni poste in essere dai soggetti che producono o commerciano oro da investimento o che trasformano oro in oro da investimento.
Per effetto di quanto disposto dall’art. 10 comma 1 n. 11 del DPR 633/72, tali soggetti potranno, infatti, optare (mediante la compilazione dell’apposito rigo nel quadro VO della dichiarazione IVA) per l’applicazione del tributo, eventualmente anche con riferimento ad ogni singola cessione.

Inoltre, qualora i menzionati soggetti optino per il regime di imponibilità, se il cessionario è un soggetto passivo d’imposta troverà applicazione il meccanismo del reverse charge, così come previsto dall’art. 17 comma 5 del DPR 633/72.

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