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Domenica, 24 gennaio 2021

FISCO

Onere della prova all’Erario se il socio eccepisce la preventiva escussione

Se si tratta di società semplice prova in capo al contribuente

/ Alfio CISSELLO e Antonio NICOTRA

Mercoledì, 13 gennaio 2021

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Le Sezioni Unite, con la sentenza del 16 dicembre 2020 n. 28709, hanno, tra l’altro, sancito che il socio di società di persone può, nel ricorso contro la cartella di pagamento o l’accertamento esecutivo, eccepire il beneficio di preventiva escussione.
Per effetto dell’art. 2304 c.c., “i creditori sociali, anche se la società è in liquidazione, non possono pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l’escussione del patrimonio sociale”.
Particolare rilevanza, sotto questo aspetto, viene attribuita al tema dell’onere della prova.

I giudici affermano che, se si tratta di snc o di sas, l’amministrazione creditrice deve provare l’incapienza, totale o parziale, del patrimonio sociale e, in caso contrario, il ricorso deve essere accolto sulla base delle comuni regole sull’onere della prova. Invece, se l’incapienza fosse parziale, il ricorso sarà oggetto di accoglimento parziale.
Questa affermazione, a un primo esame, sembra difficile da attuare, dipendendo da una valutazione sulla parziale capienza del patrimonio sociale.
Sembra quasi che il giudice tributario debba effettuare una sorta di “prognosi incidentale” sul realizzo di una ipotetica espropriazione nei confronti della società.

Ipotizziamo che la cartella di pagamento che riscuote debiti tributari sociali valga 100, e che la società possieda beni aggredibili il cui valore non può essere determinato secondo parametri univoci. In base a che parametri il giudice potrebbe disporre l’accoglimento parziale del ricorso se, per fare un’ipotesi, viene dimostrato che la società dispone di un certo quantitativo di preziosi?
Certo, se si tratta di disponibilità liquide, tutto sarebbe più semplice, ma non sempre è così.

Nella pronuncia le Sezioni Unite evidenziano poi che se l’amministrazione creditrice, ove onerata, non fornisce alcuna prova, il ricorso andrà accolto sulla base della c.d. regola di giudizio.
Emergono in questo caso due problemi.
In primo luogo, se si tratta di accertamento esecutivo, la prova dovrà essere fornita dall’ente impositore, unico soggetto che, in questo stadio procedimentale, entra in gioco. Se, invece, si tratta di cartella di pagamento, bisogna domandarsi se la valutazione sulla preventiva escussione spetti all’Agente della riscossione oppure all’ente creditore.
Premettendo che l’argomento necessiterebbe di approfondimenti ulteriori, laddove l’Agente della riscossione ritenesse di non essere il soggetto deputato a fornire la prova, dovrebbe chiamare in causa l’ente creditore ai sensi dell’art. 39 del DLgs. 112/99.

Il secondo aspetto riguarda il contenuto dell’onere della prova.
Se la società non possiede beni aggredibili, per assolvere l’onere probatorio potrebbe ritenersi sufficiente la produzione, in giudizio, dei dati negativi risultanti dalle banche dati fiscali (salvo sia certo tale fatto, come per la società ormai cancellata dal Registro delle imprese).

Perplessità emergono per l’accoglimento del ricorso parziale

Ma se la società possiede beni, il discorso potrebbe essere complesso.
Tralasciando il discorso sul valore dei beni, se si tratta di diritti immobiliari un elemento di prova potrà essere la visura catastale o ipotecaria, mentre per le disponibilità liquide potrebbero non essere sufficienti le risultanze dell’Anagrafe tributaria dei rapporti finanziari, che contengono informazioni aggregate, come i saldi iniziali e finali dei conti correnti.
Un altro elemento di prova può consistere nel bilancio della società, ad esempio fornito in sede di verifica fiscale.

Il tema probatorio è comunque un aspetto che gli enti impositori, alla luce di quanto sancito dalle Sezioni Unite, dovranno tenere in debita considerazione.
Il mancato assolvimento dell’onere della prova potrebbe infatti condurre all’accoglimento del ricorso.

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