ACCEDI
Venerdì, 6 febbraio 2026 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Primo via libera del Governo al decreto su parità e trasparenza retributiva

Valorizzato il ruolo della contrattazione collettiva quale riferimento unitario per la classificazione delle mansioni e dei trattamenti economici

/ REDAZIONE

Venerdì, 6 febbraio 2026

x
STAMPA

download PDF download PDF

Nella riunione di ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, il DLgs. di attuazione della direttiva Ue 2023/970, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione (si veda “Prossimo all’esame il decreto che recepisce la direttiva sulla parità retributiva” del 5 febbraio 2026).

Come si legge nel comunicato stampa di Palazzo Chigi, il provvedimento introduce misure per rafforzare la trasparenza dei livelli retributivi e contrastare le disparità salariali ingiustificate, applicabili ai lavoratori dei settori pubblico e privato, nell’ambito dei rapporti di lavoro subordinato, a tempo sia determinato, sia indeterminato.

Il decreto chiarisce le nozioni di “stesso lavoro” e di “lavoro di pari valore” e individua i presupposti sulla base dei quali lavoratori e lavoratrici possono essere comparati ai fini della parità retributiva. A tal fine, è valorizzato il ruolo della contrattazione collettiva quale riferimento unitario per la classificazione delle mansioni e dei trattamenti economici, assicurando criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.

Sono rafforzate, inoltre, le misure di trasparenza retributiva sia nella fase di accesso al lavoro, sia nel corso del rapporto di lavoro.
Per quanto riguarda le candidature, il datore di lavoro ha l’obbligo di specificare negli annunci la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista, oltre ad avere il divieto di basare le offerte sulla storia salariale, che non può essere richiesta in fase di selezione.

Trasparenza retributiva sia in fase di accesso, sia nel corso del rapporto

Ai lavoratori già in servizio il decreto riconosce un diritto di informazione di natura individuale, esercitabile anche in presenza di un sospetto di discriminazione, che consente di conoscere il proprio livello retributivo e i livelli retributivi medi altrui, relativi alle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. I datori di lavoro possono rendere disponibili tali informazioni anche in via proattiva, attraverso la rete intranet o le aree riservate dei siti aziendali.

Il provvedimento prevede, poi, che i sistemi di determinazione e classificazione delle retribuzioni siano fondati su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere, basati sulle competenze, sull’impegno, sulle responsabilità e sulle condizioni di lavoro.
Se si verifica uno scostamento retributivo del 5% tra uomini e donne non adeguatamente giustificato, è previsto un obbligo di motivazione a carico del datore di lavoro e il coinvolgimento delle parti sociali, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e degli organismi di parità per individuare le misure idonee a eliminare tale divario.

È istituito, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un organismo incaricato di monitorare e sostenere l’attuazione delle misure previste dal decreto.

TORNA SU