Pagliuca: «Nessun presupposto per il commissariamento della CNPR»
Il Presidente dell’ente di previdenza dei ragionieri risponde alle accuse contenute in un’interpellanza presentata da due deputati di FdI
“Un bilancio approvato dagli organi competenti, sottoposto ai controlli previsti e accompagnato da risultati positivi non può essere qualificato come indice di cattiva gestione. La CNPR opera in un sistema sottoposto a vigilanza ministeriale, controllo degli organi interni, revisione, monitoraggio attuariale e verifica della Corte dei Conti. In assenza di accertate violazioni gravi, reiterate e tali da compromettere il funzionamento dell’Ente, non sussistono i presupposti per ipotizzare misure straordinarie”.
Con un comunicato stampa diffuso nel pomeriggio di ieri, il Presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri, Luigi Pagliuca, risponde alle accuse di “mala gestio” avanzate dai deputati di Fratelli d’Italia Marcello Coppo e Andrea Volpi, firmatari di un’interpellanza parlamentare con cui hanno chiesto ai Ministeri Vigilanti (MEF e Lavoro) se non ritengano opportuno nominare un Commissario straordinario “in considerazione della gestione finanziaria e di una sostenibilità finanziaria che appare fortemente critica nel lungo periodo”.
A sostegno della loro tesi, gli appellanti spiegano che il bilancio consuntivo del 2025, approvato lo scorso aprile, con un utile lordo di 191,07 milioni di euro e un utile netto di 84,96 milioni di euro, “in realtà non sembrerebbe rispettare correttamente i principi contabili, che impongono onestà e accuratezza nella redazione delle norme, sia civilistiche che contabili”.
Ci sarebbe poi, la criticità del rapporto iscritti/pensionati, che a oggi risulta essere pari a 1,72, scendendo a 1,33 nel 2029, 0,82 nel 2034 e 0,42 nel 2044, per risalire sopra il 2 soltanto nel 2069. Il saldo di gestione diventerebbe negativo dal 2033 e resterebbe tale fino al 2062. A fronte di tale situazione, “nota da tempo”, secondo i due esponenti di FdI sarebbero serviti “interventi urgenti e strutturali orientati verso una maggiore tutela del patrimonio”, a differenza di quanto fatto dagli “organi attuali, che nel corso degli ultimi anni, hanno compiuto progressive svalutazioni dei crediti, accantonamenti a copertura di perdite e alla ricerca (tanto affannosa quanto vana) di iscrivere appartenenti ad altre categorie senza ordine professionale”.
In particolare, viene criticata la decisione di far confluire nel fondo svalutazione crediti contributivi 269 milioni e l’insuccesso nella gestione della fase di dismissione del patrimonio immobiliare, prima attraverso il Fondo Scoiattolo, poi con la costituzione di un’altra società per cedere gli asset immobiliari più complessi. Un quadro, prosegue l’interpellanza, che desta “sconcerto e preoccupazione, in relazione alla condotta gestionale del bilancio d’esercizio del 2025 (e negli anni precedenti) da parte del presidente della Cnpr”, e che evidenzia “gravissime inadempienze nella conduzione del medesimo ente previdenziale, le cui possibili irregolarità richiedono urgenti verifiche da parte dei Ministeri” vigilanti.
Secondo Pagliuca, però, tali considerazioni “non appaiono idonee a configurare i presupposti per un commissariamento. Al contrario, i dati richiamati confermano l’esistenza di una governance attenta, che sta amministrando l’Ente con correttezza, trasparenza e responsabilità, nel rispetto delle regole contabili, dei principi di prudenza e dei controlli previsti dalla normativa vigente”.
Il numero uno della CNPR non nasconde le difficoltà legate a un saldo previdenziale negativo nel prossimo futuro (“un fenomeno comune a quasi tutti gli enti privatizzati nel prossimo quindicennio”, spiega), ma i proventi degli investimenti “copriranno” tali fasi di squilibrio demografico, garantendo la sostenibilità cinquantennale come “conferma” anche il bilancio tecnico attuariale.
Quanto alla svalutazione dei crediti e agli accantonamenti, secondo Pagliuca “non sono indice di mala gestio, ma espressione del principio di prudenza contabile. Accantonare risorse a copertura di rischi significa rappresentare il bilancio in modo realistico e tutelare il patrimonio dell’Ente. Contestare tali scelte equivale a criticare proprio quelle cautele che sono richieste a un’amministrazione responsabile”. E anche la gestione del patrimonio immobiliare, continua, “va valutata in un quadro complessivo. Ogni valutazione deve riguardare finalità, struttura, controlli e convenienza economica dell’operazione, non una presunzione negativa basata sulla sola forma giuridica adottata”.
Il Presidente della CNPR, quindi, rigetta le critiche e ogni ipotesi di commissariamento, che “è una misura eccezionale, non uno strumento di valutazione politica o di dissenso gestionale. Richiede presupposti gravi, concreti e accertati: irregolarità tali da compromettere il corretto funzionamento dell’Ente o la tutela degli iscritti. Dalla ricostruzione proposta nell’interpellanza – conclude – non emergono elementi sufficienti a giustificare una misura così invasiva”.
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