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Venerdì, 31 luglio 2026 - Aggiornato alle 6.00

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Per la bancarotta da argomentare la prova del dolo con delibere del CdA potenzialmente dannose

/ REDAZIONE

Venerdì, 31 luglio 2026

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La Cassazione, nella sentenza n. 29060 depositata ieri, ha annullato con rinvio una condanna per bancarotta chiedendo al giudice di merito di argomentare la prova del dolo del reato.

Tale elemento soggettivo si era, infatti, basato – secondo la ricostruzione della Corte d’appello – sulla base dell’adozione di tre delibere del consiglio di amministrazione di una cooperativa fallita, ritenendo che esse avessero progressivamente ampliato i margini di tolleranza verso i soci debitori e, al contempo, eliminato i meccanismi di tutela delle posizioni creditorie della cooperativa.
In tale interpretazione, la successione di tali deliberazioni, culminata nella scelta di non richiedere più garanzie ai soci beneficiari delle forniture, veniva collegata a un piano volto allo svuotamento delle attività della fallita senza adeguata contropartita.

Diversamente, la Cassazione ha fatto notare che la società agricola versava – al momento dell’adozione delle predette delibere – in condizioni economiche e finanziarie non indicative di una situazione di insolvenza e che la grave crisi che ne avrebbe successivamente determinato l’insolvenza si era manifestata soltanto dopo, in conseguenza della revoca degli affidamenti bancari.

Non è pertanto possibile desumere la preordinazione dell’inadempimento dalla sola successione degli eventi, senza spiegare per quali ragioni gli elementi disponibili al momento dell’adozione delle delibere consentissero di ritenere prevedibile o già programmato il successivo mancato pagamento.

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