Tentativi di stabilizzazione sui tassi
Nonostante l’incertezza e l’ampia volatilità, nelle ultime settimane i mercati obbligazionari forniscono qualche segnale di volersi stabilizzare
Ampia volatilità sui tassi di interesse: si sono alternate giornate di sell-off a giornate di ricoperture. I temi che movimentano il mercato sono sempre gli stessi: guerra in Medio Oriente, petrolio, Francia, eccesso di debito (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
Tuttavia questi fattori assumono rilevanza maggiore a seconda delle sedute e di qualche novità.
Le preoccupazioni per la situazione fiscale francese hanno spinto ai massimi i tassi, poi questa fonte di preoccupazione è stata arginata da un intervento tranquillizzante di Le Pen, visto l’impegno assunto verbalmente a mantenere sotto controllo i conti pubblici in caso di vittoria alle elezioni.
La tregua è durata meno di una seduta: gli scontri in Francia e l’aumento delle tensioni in Medio Oriente hanno riportato le vendite sull’obbligazionario.
Trump ha affermato che il dialogo tra Washington e Teheran è “produttivo” e gli Usa non intendono attaccare l’Iran prima delle elezioni di midterm di novembre. È bastato ciò a far tornare gli acquirenti.
Lo scarno calendario macro non ha offerto spunti e neppure le tanto attese minute delle ultime riunioni di Fed e Bce hanno condizionato le attese e i mercati.
Nuove divisioni in seno al board della Fed sono emerse dai verbali dell’ultima riunione di politica monetaria, quella di metà settembre che ha varato l’attesa stretta da un quarto di punto. Nelle minute si legge che “la maggior parte” degli esponenti riteneva probabile un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, pur mantenendo un approccio aperto e basato sui dati a ogni singola riunione. I mercati attribuiscono attualmente soltanto una probabilità del 20% a un nuovo aumento dei tassi già questo mese, ma ne scontano una di circa l’80% per un rialzo a dicembre.
L’inflazione della zona euro potrebbe rivelarsi superiore alle previsioni, ma gli esponenti della Banca centrale europea ritengono fondamentale non dare alcuna indicazione sui prossimi interventi di politica monetaria e mantenere aperte tutte le opzioni. È quanto emerge dai verbali della riunione tenutasi dal 9 al 10 settembre. È importante non fornire “guidance” sulla futura dinamica dei tassi, si legge nei verbali Bce. Nel corso della riunione Francoforte ha alzato i tassi di 25 punti base e tutti i consiglieri hanno convenuto che i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo.
Il bilancio di tutto ciò è di tassi americani sostanzialmente sui livelli di inizio settimana (10 anni 5,24%; 2 anni 4,78%). Su quelli europei sta giocando un ruolo importante lo status di bene rifugio del debito tedesco: durante le sedute di turbolenze di mercato i rendimenti Bund scendono o sono stabili e quelli sui periferici salgono, durante le sedute positive il movimento è inverso con gli spread periferici verso Bund che si contraggono. Complessivamente i Bund si increspano di 3 cent. sul 10 anni (3,46%) e di 7 cent. sul 2 anni (3,08%).
Sui Btp prevalgono le ricoperture (acquisti) dopo le recenti pesanti vendite: il 10 anni scende a 4,54% (-7) con lo spread che da 118 di inizio settimana si contrae a 108 bps.
Nell’entrante settimana focus sull’inflazione Usa ed Eurozona di settembre (dati definitivi: per l’Ue è già stata fornita una lettura “flash” risultata al 3,7%) e su interventi di Lagarde e numerosi membri Fed.
L’altro tema che rende nervosi i mercati è l’eccesso di debito: nelle prossime settimane ci saranno voluminose emissioni di Treasury a lungo e lunghissimo termine che dovranno essere assorbite con un buon rapporto di copertura per non creare tensioni.
Inoltre, hanno destato preoccupazione, sempre sul fronte dell’eccesso di offerta, le emissioni del settore IA in programma per l’inizio del 2027, emissioni necessarie a finanziare i fortissimi investimenti necessari allo sviluppo del settore.
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