Dal DL competitività, rischio di effetti negativi per la Commissione Bilancio
Rischio di effetti negativi e possibili cause di risarcimento: con queste due ragioni, la prima per l’anatocismo (la capitalizzazione degli interessi) e la seconda per la norma taglia-bollette, la Commissione Bilancio del Senato, pur dando un parere “non ostativo”, mette in guardia, con una serie di osservazioni, sui contenuti e gli aspetti più discussi del decreto “competitività” (DL 91/2014), il cui Ddl. di conversione è ora all’esame delle Commissioni Industria e Ambiente, alle prese con gli emendamenti.
“Non risulta scongiurato – si legge nelle osservazioni della Commissione Bilancio – il rischio di effetti finanziari negativi per le P.A., in relazione a contratti da queste stipulati, che introduce un nuovo meccanismo di decorrenza degli interessi sugli interessi maturati (cosiddetto anatocismo)”.
Per quanto riguarda la norma che dovrebbe portare al taglio del 10% delle bollette alle PMI, invece, “appaiono sottovalutati i rischi di contenzioso connessi alla rimodulazione degli incentivi e al conseguente allungamento dei relativi tempi di erogazione”. Insomma, il cosiddetto “spalma incentivi” potrebbe generare un’elevata richiesta di cause di risarcimento da parte di chi si vede toccato in un diritto acquisito, che trova ampio spazio nelle lamentale degli operatori per via di investimenti già fatti. Inoltre, avverte ancora la Commissione Bilancio, non risulta pienamente evidente la portata finanziaria dell’accesso a finanziamenti bancari con la garanzia della Cassa depositi e prestiti o dello Stato per i beneficiari degli incentivi per gli impianti fotovoltaici.
Altre osservazioni si concentrano sulla modifica dell’incentivo ACE (Aiuto crescita economica), per il quale “appare opportuno l’inserimento di una clausola di salvaguardia al fine di fronteggiare eventuali scostamenti rispetto alla quantificazione degli oneri”. Poi, le misure a favore dell’emissione di obbligazioni societarie e esenzioni della ritenuta alla fonte sugli interessi “non rispondono pienamente ai requisiti richiesti dalla legge di contabilità”. Espressi anche dubbi sugli effetti che potrebbero arrivare dal credito d’imposta per gli investimenti in beni funzionali all’attività.
Intanto, le Commissioni Industria e Ambiente affrontano i circa 500 emendamenti: 320 i cosiddetti “segnalati” e 202 del M5S, che non ha voluto ridurne il numero. Prima di lunedì, in ogni caso, non dovrebbero venir toccati i punti caldi del decreto, a cominciare da quelle messi in evidenza dalle osservazioni della Commissione Bilancio. Slitta così l’approdo in Assemblea, anche per via della discussione sulle riforme. Allora, è possibile che, per l’Aula, si arrivi alla fine della prossima settimana. (Redazione)
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