«Sblocca Italia» a rischio corruzione
Tra le pieghe del DL 133/2014 (“Sblocca Italia”), emergono rischi di corruzione e di anticoncorrenzialità, soprattutto per quanto riguarda le concessioni autostradali. A sollevare i dubbi sono state le Autorità garanti, affiancate da Bankitalia, la più esplicita, nel corso di una serie di audizioni alla Camera, nel denunciare la possibilità che la deroga alle norme ordinarie, inseguita per accelerare la realizzazione di infrastrutture, possa portare a una nuova “vulnerabilità” alla corruzione.
Via Nazionale è critica per due motivi. Il primo sta nel fatto che questo, come molti decreti del passato, esige, per essere efficace, “l’emanazione di una normativa di livello secondario”, in pratica i decreti attuativi, che spesso in Italia finiscono nel dimenticatoio. In più, “il ricorso a meccanismi derogatori, pur motivato dal condivisibile obiettivo di ridurre i tempi in fase di aggiudicazione delle gare, si è già rivelato in passato non sempre pienamente efficace, con ripercussioni negative sui tempi e sui costi nella successiva fase di esecuzione dell’opera e di vulnerabilità ai rischi di corruzione”. Per questo, “andrà garantita la massima trasparenza”.
Si tratta di problemi simili a quelli sollevati da Raffaele Cantone: l’eccessivo ricorso a procedure d’urgenza può provocare svicolamenti, mentre dalle nuove norme sui project bond emergono “rischi sul piano della normativa antiriciclaggio”. A non convincere il presidente dell’ANAC è poi anche il doppio incarico dell’ad di Fs che, in base all’art. 1 del DL, riveste anche il ruolo di commissario straordinario per alcune opere al Sud (come la Napoli-Bari per dirne una), con relativi poteri in sede di conferenza dei servizi.
Poco chiara è poi la norma sulle concessioni autostradali, quella contenuta nell’art. 5, già oggetto di critiche da parte dell’Autorità dei Trasporti. Nella misura “vengono rafforzati i meccanismi di concessione attuali” stabilendo che i concessionari devono presentare un progetto, “ma non c’e’ scritto chi lo approva”. Secondo Cantone, “non si comprende come funziona tecnicamente la norma e comunque così si prorogano ulteriormente le concessioni”. Il tema è particolarmente caldo per l’Antitrust che, di fronte ai parlamentari, ha rincarato la dose. A giudizio di Giovanni Pitruzzella, le misure delineano “un meccanismo di proroga implicita delle concessioni”, eliminando “del tutto e potenzialmente per periodi significativi un essenziale fattore concorrenziale del settore”. Poco soddisfatti appaiono infine anche gli enti locali. (Redazione)
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