X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Martedì, 16 luglio 2019 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Inoppugnabilità delle conciliazioni in sede sindacale a certe condizioni

È richiesta l’effettiva assistenza del lavoratore e il rispetto della procedura prevista dal CCNL applicato al rapporto

/ Viviana CHERCHI

Mercoledì, 26 giugno 2019

La conciliazione rappresenta, spesso, un valido strumento di risoluzione delle vertenze in materia di lavoro.
Si ricorda come l’art. 2113 c.c., nell’ottica di proteggere la parte contrattuale più debole, imponga limiti alla facoltà di disposizione di taluni diritti del lavoratore. Tale norma prevede la possibilità per il lavoratore di impugnare le rinunce e le transazioni entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima. Non sono, invece, soggette a tale regime di invalidità le rinunce e le transazioni intervenute ai sensi degli artt. 185, 410, 411, 412-ter e 412-quater c.p.c., ossia in sede giudiziale, sindacale o amministrativa (art. 2113 comma 4 c.c.).
Tra le “sedi ...

CONTENUTO RISERVATO AGLI ABBONATI

ABBONANDOTI POTRAI AVERE UN ACCESSO
ILLIMITATO A TUTTI GLI ARTICOLI

ACCESSO ABBONATI

Recupera Password

Non sei ancora un utente abbonato
e vuoi saperne di più?

TORNA SU