Soddisfazione «ingiustificata» per l’aumento delle entrate tributarie ad agosto
La soddisfazione con cui il MEF ha commentato i dati provvisori sulle entrate tributarie registrate fino al 20 agosto (+ 9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente) non trova riscontro nell’attuale situazione dell’economia reale. A lanciare l’allarme i sindacati dei commercialisti, secondo cui il rimbalzo delle entrate è dovuto a un errore di fondo: “la comparazione di periodi caratterizzati da profonde disomogeneità sul piano fiscale”.
Per le associazioni di categoria, “nel mese di agosto del 2019, i contribuenti, alle prese con le disfunzioni del sistema ISA, si sono trovati ad affrontare proroghe di versamenti, molti contribuenti hanno iniziato invece a versare le imposte a saldo del 2018 a partire dalla fine del mese di settembre. Appare dunque evidente come il confronto delle dinamiche delle entrate erariali del mese di agosto 2019 con quelle del medesimo periodo del 2020 sia quantomeno un azzardo”.
Il miglioramento dei dati registrati dal Ministero dell’Economia è dovuto, piuttosto, alla “serietà delle partite IVA” che, “nonostante un anno orribile, con una pandemia in corso e una crisi economico finanziaria solo in fase iniziale, hanno versato autonomamente le imposte dovute, oltre le stime attese”.
Nel comunicato congiunto diffuso ieri, le nove associazioni di categoria (ADC – AIDC – ANC – ANDOC – FIDDOC – UNGDCEC – UNAGRACO – UNICO) sottolineano “l’incongruenza di un sistema fiscale che incassa tanto e nei tempi ordinari, nonostante quanto accaduto nel 2020” e la “mancanza di rispetto nei confronti di professionisti e contribuenti” da parte del Governo, che ha prorogato “ogni cosa per due mesi tranne l’appuntamento con l’Erario.
Soprattutto la mancata proroga dei versamenti del saldo 2019 ha costretto i contribuenti a uno “sforzo sproporzionato”, mentre i consulenti hanno avuto a disposizione tempi ancora più ristretti per decodificare la “giungla di provvedimenti emanati”. Abbastanza per ribadire, ancora una volta, la mancanza di tutela e ascolto da parte di una politica “cronicamente insensibile ai problemi degli operatori economici”.
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