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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Detrazione IVA in più step con operazioni imponibili, esenti ed escluse

/ Mirco GAZZERA e Emanuele GRECO

Martedì, 27 ottobre 2020

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I soggetti passivi che esercitano sia attività che danno luogo a operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione, sia attività che danno luogo a operazioni esenti IVA, determinano l’imposta ammessa in detrazione con il metodo del pro rata (art. 19 comma 5 del DPR 633/72). Tali soggetti potrebbero effettuare anche operazioni fuori dal campo di applicazione dell’imposta, diverse da quelle per cui spetta il diritto alla detrazione ex art. 19 comma 3 del DPR 633/72. In questo caso, occorre individuare la corretta modalità per determinare l’IVA detraibile.

Una circostanza di questo tipo potrebbe riguardare, ad esempio, una società finanziaria che effettua consulenza in materia di investimenti (in regime di esenzione IVA), congiuntamente alla gestione individuale del portafoglio dei clienti (prestazione imponibile ai fini IVA), oltre che operazioni finanziarie verso soggetti passivi Ue (prestazioni fuori campo IVA ai sensi dell’art. 7-ter del DPR 633/72).

Una fattispecie come quella descritta è stata analizzata dalla prassi amministrativa riguardante gli organismi di formazione professionale che percepiscono contributi pubblici (es. circ. Agenzia delle Entrate n. 20/2015 e ris. Agenzia delle Entrate n. 100/2005). Peraltro, indicazioni analoghe erano già state fornite nella C.M. n. 328/97 (§ 3.3) per la generalità dei soggetti passivi.

Secondo l’Amministrazione finanziaria, nella predetta situazione è necessario:
- in via preliminare, scomputare dall’ammontare complessivo dell’imposta assolta sugli acquisti di beni e servizi la quota-parte indetraibile, ai sensi dell’art. 19 comma 2 del DPR 633/72, poiché specificatamente imputabile a operazioni fuori campo IVA;
- successivamente, calcolare l’imposta ammessa in detrazione applicando alla quota residua la percentuale di detrazione (art. 19-bis del DPR 633/72) prevista dal meccanismo del pro rata.

A titolo esemplificativo, si pensi a un soggetto passivo che applica il pro rata e ha effettuato, nel corso del periodo d’imposta:
- operazioni esenti IVA per 50.000 euro;
- operazioni imponibili IVA per 80.000 euro;
- operazioni fuori campo IVA per 20.000 euro che non danno diritto alla detrazione e, quindi, non concorrono al pro rata.
Si ipotizzi, inoltre, che:
- l’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi sia pari a 10.000 euro;
- la quota-parte dell’imposta imputabile alle operazioni fuori campo IVA sia pari a 2.000 euro.

La percentuale di detrazione è pari al 62%, ossia al rapporto (arrotondato all’unità superiore), fra l’ammontare delle operazioni imponibili IVA (80.000 euro) e la somma di tale importo con quello delle operazioni esenti (130.000 euro).

Per determinare l’imposta ammessa in detrazione occorre:
- scomputare dall’IVA assolta (10.000 euro) la quota-parte indetraibile specificatamente imputabile alle operazioni fuori campo IVA (2.000 euro);
- applicare la percentuale di detrazione (62%) alla quota residua dell’IVA assolta, pari a 8.000 euro (10.000 - 2.000), ottenendo così 4.960 euro.

Criteri oggettivi per la quota d’imposta indetraibile

Come descritto, prima di applicare il meccanismo del pro rata è necessario scomputare, dall’ammontare complessivo dell’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi, la quota-parte indetraibile ai sensi dell’art. 19 comma 2 del DPR 633/72, in quanto specificamente afferente a operazioni fuori campo.

Tale ammontare è stabilito secondo i criteri, previsti dal successivo comma 4 del predetto articolo, così da determinare la quota relativa ai costi promiscui afferente operazioni escluse (cfr. ris. Agenzia delle Entrate n. 100/2005).
Dunque, occorre individuare “criteri oggettivi, coerenti con la natura dei beni e servizi acquistati”. La citata disposizione non stabilisce alcuna regola specifica, ma demanda al soggetto passivo la scelta del criterio più appropriato. Per esempio, ai fini della ripartizione delle spese di riscaldamento di un fabbricato utilizzato promiscuamente, un criterio idoneo è quello della cubatura dei rispettivi locali (C.M. n. 328/97, § 3.2).

Si precisa che il riferimento al rapporto tra i volumi d’affari appare consentito solo se il soggetto passivo non è in grado di determinare in concreto la misura con cui i beni o i servizi acquistati risultano utilizzati (si veda la R.M. n. 137/98 che richiama la C.M. n. 18/81 relativa alla separazione delle attività).

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