X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Domenica, 24 gennaio 2021

IMPRESA

Supersocietà di fatto senza autorizzazione per la srl

Dal fallimento della supersocietà di fatto consegue quello delle società che la compongono e dei relativi soci illimitatamente responsabili

/ Maurizio MEOLI

Giovedì, 14 gennaio 2021

x
STAMPA

download PDF download PDF

Una srl, anche in assenza dell’autorizzazione prevista dall’art. 2361 comma 2 c.c., può partecipare ad una supersocietà di fatto con una snc. Una volta appurato lo stato di insolvenza di tale supersocietà di fatto, poi, è possibile dichiarare falliti per estensione sia le società che compongono la supersocietà di fatto che i relativi soci illimitatamente responsabili.

Sono queste le indicazioni desumibili dall’ordinanza n. 366 della Cassazione, depositata ieri.
Nel caso di specie, il curatore fallimentare della già fallita Alfa srl chiedeva il fallimento della società di fatto configurabile tra la Alfa srl e la Beta snc, nonché, per estensione, di quest’ultima e dei suoi soci illimitatamente responsabili. Erano tali Tizio, con una quota del 99%, e la moglie Caia, socia all’1%; coniugi che risultavano essere anche i soci della Alfa srl, ma, rispettivamente, all’80 ed al 20%. Tizio, inoltre, ricopriva la carica di amministratore unico in entrambe le società (che avevano la medesima sede sociale, il medesimo recapito telefonico e utilizzavano medesimi impianti, materie prime e semilavorati).

La pretesa del curatore fallimentare della Alfa srl veniva accolta dai giudici di merito, sia in primo grado che in appello. Contro quest’ultima decisione ricorrevano per Cassazione sia la Beta snc che i coniugi Tizio e Caia, facendo leva sui seguenti motivi:
- l’orientamento che ammette, al ricorrere di determinati presupposti, il fallimento della c.d. supersocietà di fatto, quale fattispecie costituita da una società irregolare cui partecipano più società, come pure eventualmente persone fisiche, e che viene ad emergere in un momento successivo alla dichiarazione di fallimento di una delle società coinvolte, sarebbe fondato su un’erronea interpretazione estensiva di una disposizione eccezionale, quale l’art. 147 comma 5 del RD 267/1942, ancorata al precedente fallimento di un imprenditore individuale e comunque vincolata al rispetto del principio della (“quasi sacra”) invulnerabilità della persona giuridica. Nella specie, di contro, il curatore si sarebbe dovuto limitare a verificare l’esistenza di condotte ingeneranti responsabilità ex art. 2497 c.c. in capo ai presunti gestori/eterodirettori;
- mancava l’autorizzazione assembleare ex art. 2361 comma 2 c.c., dettato in relazione alle spa, ma da applicarsi anche alle srl;
- il fallimento “a catena” della supersocietà di fatto, prima, della snc, poi, e dei soci di questa, infine, non troverebbe giustificazione nell’art. 147 comma 1 del RD 267/1942. In particolare, il tutto si dovrebbe fermare al fallimento della snc, che non sarebbe un vero e proprio fallimento ma solo un’esecuzione collettiva necessaria ad attuare la peculiare responsabilità patrimoniale della società di fatto, mentre per il fallimento dei soci della snc sarebbe stato necessario provare l’insolvenza dei relativi patrimoni personali.
La Suprema Corte respinge il ricorso.

Quanto al primo motivo, si osserva, in primo luogo, come il rilievo basato sulla “invulnerabilità della persona giuridica” possegga “tratti di sostanza metagiuridica”. In ogni caso, nella specie, l’estensione fallimentare era operata da una società di persone (la società di fatto) ad altra società di persone, la snc, che non gode di autonomia patrimoniale perfetta. Si ribadisce, inoltre, come non vi sia alcuna ragione che, nell’ipotesi disciplinata dall’art. 147 comma 5 del RD 267/1942, ne giustifichi un trattamento normativo differenziato, ammettendo o escludendo la fallibilità a seconda che il socio già fallito sia un imprenditore individuale o collettivo (cfr. Cass. n. 10507/2016). Astratto e meramente ipotetico, infine, è reputato l’argomento correlato all’eterodirezione ex art. 2497 c.c., situazione non imputata dalle decisioni di merito.

Quanto al secondo motivo, la Cassazione ricorda come la giurisprudenza di legittimità sia consolidata nell’escludere, anche nelle srl, che l’eventuale difetto di autorizzazione assembleare all’assunzione di partecipazioni comportanti la responsabilità illimitata possa determinare l’inefficacia, o l’invalidità, della partecipazione che comunque, nonostante tale difetto, sia stata assunta. L’art. 2361 comma 2 c.c. attiene solo ai rapporti tra soci e amministratori dell’ente, non anche ai rapporti tra quest’ultimo e i terzi; diversamente, infatti, consentirebbe ai soci un modo troppo agevole per esonerarsi dalle conseguenze negative eventualmente derivanti dall’assunzione di partecipazioni in altri enti. In ogni caso, trattandosi di un ente collettivo, per il quale vale il principio di effettività dell’attività di impresa, la patologia che eventualmente colpisca la società di fatto si converte in causa di scioglimento: la società di fatto nulla, dunque, continua ad esistere fino alla definizione dei rapporti giuridici pendenti (cfr. Cass. nn. 9572/2018, 12962/2017, 10507/2016 e 1095/2016).

In relazione al terzo motivo, infine, la decisione in commento rileva come si trascuri, da un lato, che, nelle snc, in forza degli artt. 2291 e 2304 c.c., la responsabilità della società e quella dei soci costituiscano un “plesso unitario”, e, dall’altro, che, secondo l’inequivoca lettera dell’art. 147 comma 1 del RD 267/1942, la dichiarazione di fallimento di una snc comporta, in ogni caso, il fallimento dei suoi soci illimitatamente responsabili.

TORNA SU