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Mercoledì, 14 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Nessuna scansione predefinita per le notifiche degli accertamenti 2021

I contribuenti potranno ricevere anche annualità non in scadenza a fine 2020

/ Alfio CISSELLO e Carlo NOCERA

Venerdì, 9 aprile 2021

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Accertamenti 2015 ai “blocchi di partenza”, anche se non è dato conoscere tempi e modi in cui le diverse staffette percorreranno il giro di pista che dovrà concludersi entro il 28 febbraio 2022.
Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 6 aprile 2021 n. 88314, che avrebbe dovuto attuare le disposizioni che disciplinano la “scissione” tra emissione degli atti e notifica, non fornisce praticamente alcun elemento in ordine a modalità e tempistica che hanno caratterizzato e caratterizzeranno – rispettivamente per l’emissione e la notifica – l’attività degli Uffici.

In ragione della previsione normativa che impone la conclusione della genesi dell’atto entro il 31 dicembre scorso, occorre chiedersi quali siano i presìdi del contribuente per riscontrare la legittimità dell’atto in termini di tempestività.
In proposito, in assenza di parametri che si attendevano con il provvedimento attuativo, non ci si può che rifare alla “segnatura di protocollo” e alla sottoscrizione degli atti tramite firma digitale (per gli atti che saranno oggetto di notifica telematica a mezzo PEC).

Già con la circolare n. 25/2020 l’Agenzia delle Entrate ha preso posizione affermando, sul punto, che la “segnatura di protocollo” non soltanto attesta la provenienza del documento informatico da una Pubblica Amministrazione, ma, “inoltre, attribuisce al documento informatico una data certa, opponibile a terzi, e quindi una data di riferimento utile anche per effettuare la verifica della validità del certificato di firma utilizzato per sottoscrivere digitalmente il documento”, così da consentire ai terzi il riscontro del termine ultimo del 31 dicembre scorso.

D’altronde, per consolidata giurisprudenza “il registro di protocollo, quale documento formato, tenuto e conservato dagli uffici di una pubblica amministrazione, quanto ai dati da esso recati e alle informazioni riportate, ha natura di atto pubblico, per cui, in ragione della fede privilegiata di tale documento, l’eventuale contestazione della veridicità delle attestazioni in esso descritte e quindi dell’affidabilità della prova documentale non può non avvenire a mezzo dello strumento della querela di falso, di cui all’art. 221 e ss. c.p.c.” (Cons. Stato 5 ottobre 2010 n. 7309).

Il contribuente che intendesse dunque contestare la tempestività dell’emissione dell’atto dovrebbe imboccare il non agevole percorso della querela di falso ex art. 221 c.p.c., caratterizzato da un considerevole onere probatorio per la parte attrice.
Nelle condizioni attuali in cui versa il Paese era lecito attendersi dal provvedimento una definizione della scansione delle notifiche degli atti in scadenza, che ammontano a diverse centinaia di migliaia.

È bene rammentare altresì che l’art. 157 del DL 34/2020 ha posticipato, sia pure con il singolare sdoppiamento tra emissione e notifica, il termine degli atti impositivi in scadenza al 31 dicembre 2020, ma non ha intaccato i termini degli atti scadenti in momenti successivi, che possono essere notificati in questi giorni senza che ciò comporti alcuna nullità.
Esemplificando, il termine di accertamento dei modelli REDDITI, IVA, 770 e IRAP 2016 (anno d’imposta 2015), che ordinariamente è scaduto a fine 2020, se è stato emesso entro questa data può essere notificato dallo scorso 1° marzo sino a fine febbraio 2022.

Invece, gli accertamenti sui modelli REDDITI, IVA, 770 e IRAP 2017 (anno d’imposta 2016), che scadono il 31 dicembre 2022, non sono stati oggetto di alcuna proroga, dunque possono tranquillamente essere notificati.

Nessuna norma di favore per i contribuenti

Un contribuente che, per esempio, è stato sottoposto a controllo (in loco o “a tavolino”) dall’anno 2016 in poi, o solo sull’anno 2016 per una qualsivoglia ragione, può essere notificatario dell’accertamento in questo periodo emergenziale.
Appare evidente come un sistema così strutturato non consenta alle imprese di far fronte agli effetti talvolta economicamente distruttivi dell’emergenza epidemiologica in atto.
A ciò si aggiunga che, quantomeno al momento, non sono nemmeno in discussione concrete misure di favore per i contribuenti che riceveranno i menzionati accertamenti.

Se è vero che le (eventuali) violazioni fiscali commesse negli anni antecedenti non sono collegate all’emergenza epidemiologica, è indubbio che tale emergenza ha effetto sulle concrete possibilità di onorare le somme intimate con gli accertamenti stessi.

A questo punto, sarebbe necessario più che opportuno che il legislatore prevedesse misure straordinarie per favorire le scelte dell’acquiescenza ovvero dell’impugnazione.

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