X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Mercoledì, 14 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Conguaglio finale per i contributi a fondo perduto

La proposta, avanzata dal CNDCEC, permetterebbe ai professionisti di recuperare i ristori da cui erano rimasti esclusi

/ Savino GALLO

Venerdì, 9 aprile 2021

x
STAMPA

download PDF download PDF

A chiusura della stagione dei contributi a fondo perduto, si potrebbe stabilire un importo definitivo spettante alle attività economiche colpite dalla crisi per poi procedere con un conguaglio finale, in modo da permettere anche a quei soggetti che sono rimasti esclusi da alcune misure varate in precedenza (come i professionisti ordinistici) di ricevere quanto elargito ad altri comparti.

La proposta arriva dal Consiglio nazionale dei commercialisti, che ieri è stato ricevuto in audizione dalle Commissione riunite Bilancio e Finanze del Senato. Al centro dell’audizione il decreto “Sostegni”; che, secondo i rappresentanti della categoria, ha il merito di aver superato alcune delle criticità della legislazione emergenziale varata in precedenza, pur scontrandosi, però, con l’esiguità degli importi erogati. A tal proposito si segnala che l’Agenzia delle Entrate ha annunciato la partenza dei pagamenti delle prime 600 mila istanze, a favore delle imprese che hanno presentato la domanda entro la mezzanotte del 5 aprile 2021 (si veda “In pagamento 600.000 istanze per i contributi del decreto Sostegni” di oggi).

“È finalmente venuta meno – ha spiegato Gilberto Gelosa, Consigliere del CNDCEC con delega alla fiscalità – la logica del riconoscimento dei ristori in base ai codici attività (ATECO) o in base al calo del fatturato realizzato in un solo mese dell’anno rispetto a quello dell’anno precedente, nonché la preclusione nei confronti dei professionisti ordinistici. Resta evidentemente un problema legato agli importi dei contributi riconosciuti che risultano non sufficienti a ristorare pienamente gli operatori economici delle rilevanti perdite subite per effetto delle gravi ricadute economiche provocate dalla pandemia”.

Di qui la proposta presentata ieri, avanzata nell’ottica di un nuovo e conclusivo intervento di sostegno all’economia tramite contributi a fondo perduto, di cui peraltro già si parla in alcuni ambienti. “Andrebbe determinato – ha continuato Gelosa – una sorta di conguaglio del contributo a fondo perduto spettante, che tenga conto dei contributi sinora ricevuti, in modo da riconoscere a ciascun operatore economico un importo a titolo definitivo sulla base del medesimo e più congruo criterio del calo del fatturato medio mensile del periodo da marzo a dicembre 2020 rispetto al fatturato medio mensile del 2019, senza pregiudicare la spettanza dei contributi già erogati”.

In più, secondo i commercialisti, andrebbe esclusa l’applicazione della disciplina sulle società di comodo e in perdita sistematica “per il periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2020, a causa delle gravi ricadute economiche provocate dalla pandemia sulla quasi totalità delle attività economiche esercitate”.

La disapplicazione andrebbe a vantaggio di tutte le attività economiche, senza particolari limitazioni di carattere soggettivo, e, ha aggiunto Gelosa, “non dovrebbe comportare particolari distorsioni in quanto le attività favorite invece dalla pandemia avranno realizzato, con ogni probabilità, ricavi e redditi superiori agli importi minimi presunti dalla normativa in materia, con conseguente inapplicabilità della stessa anche in mancanza della proposta disposizione”.

Quanto, invece, alla definizione agevolata degli avvisi bonari relativi al 2018, di cui possono usufruire i titolari di partita IVA he hanno registrato una riduzione del volume d’affari, i commercialisti chiedono di escludere dalle somme dovute per la definizione, oltre alle sanzioni e alle somme aggiuntive, anche l’importo degli interessi.

Ulteriori modifiche sono state richieste in materia di giustizia tributaria, al fine di disciplinare meglio le modalità di svolgimento delle udienze a distanza, e di lavoro. In questo specifico ambito, il Tesoriere del CNDCEC, Roberto Cunsolo, ha ricordato che le misure previste dal decreto “Sostegni” non risolvono le criticità legate all’invio delle domande e dei dati di pagamento per l’accesso agli ammortizzatori sociali.

In particolare, il provvedimento “non ha apportato modifiche né ai termini di trasmissione né alle conseguenze, di tipo decadenziale, del loro superamento”. Ad oggi, se il datore di lavoro non invia, anche per il tramite del proprio intermediario, tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo delle integrazioni salariali entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, tali oneri rimangono a suo carico, in quanto “inadempiente”.

Secondo i commercialisti, “il termine decadenziale, esplicitamente perentorio, espone a responsabilità inique i datori di lavoro ed i loro intermediari”. Per questo, ha sottolineato Cunsolo, “è indispensabile, nelle more della introduzione di un ammortizzatore unico e di una semplificazione della procedura di cassa integrazione, eliminare il termine perentorio e quindi la decadenza, introducendo un regime sanzionatorio, magari progressivo, per la tardività della presentazione”.

TORNA SU