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Mercoledì, 14 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

L’IVA esigibile ante fallimento guida la compilazione della dichiarazione annuale

Se il relativo debito emerge in corso di procedura, il curatore deve compilare un modulo autonomo per mantenere distinte le operazioni sottostanti

/ Michele BANA

Venerdì, 9 aprile 2021

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L’IVA di rivalsa riguardante prestazioni di servizi effettuate prima dell’apertura del fallimento, addebitata in corso di procedura a seguito dell’incasso del corrispettivo, non costituisce un debito prededucibile, ma una passività concorsuale. Conseguentemente, è necessario annotare separatamente le fatture emesse per documentare l’incasso del corrispettivo – senza far confluire il debito IVA nella liquidazione periodica e annuale – e comunicare tempestivamente all’Agenzia delle Entrate il debito non versato, per consentirne l’insinuazione, seppur tardiva, allo stato passivo del fallimento.

Questo comportamento è stato confermato dalla medesima Amministrazione finanziaria con la risposta n. 230 pubblicata nella giornata di ieri, condividendo la tesi dell’istante curatore fallimentare il quale, adeguandosi al parere fornito dalla competente Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate, aveva contabilizzato separatamente le operazioni attive e passive realizzate prima dell’apertura del fallimento (avvenuta nell’anno 2019) – la cui imposta è divenuta esigibile e/o detraibile nel 2020 – da quelle poste in essere sempre nel 2020. Il curatore aveva, poi, comunicato all’Agenzia, mediante posta elettronica certificata, l’ammontare del debito IVA non versato.

Alla luce di tale comportamento, l’istante organo della procedura aveva, infine, chiesto indicazioni in merito alle modalità di compilazione del modello IVA 2021, relativo all’anno 2020, al fine tenere separati i risultati riferibili alle operazioni ante fallimento da quelli ascrivibili alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nel 2020, anche nella prospettiva di utilizzare in compensazione il credito IVA emergente da tale periodo d’imposta concorsuale. In particolare, il curatore aveva sostenuto il proprio convincimento in ordine all’obbligo di compilare la dichiarazione annuale IVA 2021, per il periodo d’imposta 2020, presentando due intercalari, il primo dei quali riferito alle operazioni effettuate prima dell’apertura della procedura concorsuale, divenute esigibili dopo tale evento, e il secondo relativo alle cessioni di beni e prestazioni di servizi poste in essere nel periodo d’imposta 2020. La condotta prospettata dal curatore era motivata dal fatto che avrebbe consentito di segregare il debito IVA riguardante le operazioni ante fallimento, e di utilizzare in compensazione l’eccedenza a credito IVA prodotta dalle transazioni effettuate nel periodo d’imposta 2020.

Tale soluzione è stata ritenuta condivisibile dall’Agenzia delle Entrate, la quale ha preliminarmente confermato che, qualora l’evento generatore del debito IVA si verifichi prima dell’apertura della procedura concorsuale, la circostanza che l’imposta diventi esigibile nel corso del fallimento non ne modifica la natura: ne discende, pertanto, che questa passività non può considerarsi prededucibile, ma partecipa alla ripartizione dell’attivo con gli altri creditori concorsuali.

Relativamente alla compilazione del modello IVA, la risposta a interpello n. 230 ha osservato che – in assenza di una specifica modulistica che permetta di segregare il debito IVA riferito al fallito, emerso in un periodo d’imposta diverso da quello di avvio della procedura concorsuale – è possibile presentare la dichiarazione annuale IVA 2021 seguendo le istruzioni per la predisposizione di cui al punto A del paragrafo 2.3. “Fallimento e liquidazione coatta amministrativa”, nonostante il fallimento sia stato dichiarato aperto nel 2019.

Il curatore deve, pertanto, presentare una dichiarazione con due moduli, indicando nel primo – dopo aver barrato la casella posta al rigo VA3 – le operazioni effettuate nel periodo ante fallimento la cui IVA è divenuta esigibile e/o detraibile nell’anno 2020, e riportando nel secondo le operazioni attive e passive poste in essere nel 2020. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, ricordato che secondo le istruzioni del modello, laddove emerga un debito IVA dalle operazioni ante fallimento, occorre riportare nel quadro VX solo il credito o debito risultante dal quadro VL relativo al periodo successivo alla dichiarazione di fallimento, “in quanto i saldi risultanti dalla sezione 3 del quadro VL dei due moduli non possono essere compensati né sommati tra loro”.
L’eventuale eccedenza a credito IVA, emergente dal quadro VX, può essere utilizzata per compensare, mediante modello F24, debiti fiscali e contributivi maturati successivamente all’apertura del fallimento. A questo proposito, l’Agenzia ha richiamato una precedente risposta a interpello, la n. 536 del 6 novembre 2020, inerente alla compensazione tributaria nel concordato preventivo (si veda “Compensazioni orizzontali nel concordato come nel fallimento” del 14 novembre 2020).

La risposta n. 230 ha, infine, ribadito che resta fermo l’obbligo del curatore di trasmettere all’Agenzia delle Entrate la comunicazione delle operazioni relative al periodo ante fallimento, la cui imposta è divenuta esigibile dopo l’apertura della procedura, al fine di consentirne l’insinuazione tardiva allo stato passivo del fallimento.

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