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Sabato, 27 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Anche la scissione è a rischio bancarotta

/ REDAZIONE

Sabato, 16 ottobre 2021

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La Cassazione, nella sentenza n. 37425/2021, ha ribadito il principio secondo il quale integra il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione la scissione di una società, successivamente dichiarata fallita, a favore di altra società alla quale siano conferiti beni di rilevante valore, qualora tale operazione, in sé astrattamente lecita, sulla base di una valutazione in concreto che tenga conto della effettiva situazione debitoria in cui operava la società al momento della scissione, si riveli volutamente depauperatoria del patrimonio aziendale e pregiudizievole per i creditori nella prospettiva della procedura concorsuale, non essendo le tutele previste dagli artt. 2506 e ss. c.c. di per sé idonee a escludere ogni danno o pericolo per le ragioni creditorie.
Si evidenzia, infatti, che l’operazione societaria di scissione è disciplinata dagli artt. 2506 e ss. c.c. in termini che consentono anche l’assegnazione alla società beneficiaria dell’intero patrimonio della società scissa.

L’ordinamento, inoltre, prevede tutele per i creditori della società scissa riconoscendo:
- da un lato, la possibilità di opposizione degli stessi al progetto di scissione;
- dall’altro, la previsione della responsabilità della società beneficiaria, nei limiti del suo patrimonio netto, per gli elementi del passivo non assegnati, ai sensi dell’art. 2506-bis comma 3 c.c., e, comunque, per i debiti della società scissa dalla stessa non soddisfatti, secondo l’art. 2506-quater comma 3 c.c.

Da tale disciplina, tuttavia, non deriva una conclusione generale per la quale la scissione non assumerebbe connotazioni di rilevanza penale in materia fallimentare, con particolare riguardo all’ipotesi della bancarotta fraudolenta per distrazione. Le descritte tutele normative per la posizione dei creditori rispetto agli effetti della scissione, infatti, risultano inidonee a escludere interamente il danno o, quanto meno, il pericolo per le ragioni dei creditori della società scissa, nel caso in cui venga dichiarato il fallimento di quest’ultima.

Se è vero, infatti, che ai creditori è riconosciuto il diritto di rivalersi sui beni conferiti alle società beneficiarie, che rimangono obbligate per i relativi debiti, è vero altresì che un pregiudizio per gli stessi è comunque ravvisabile nella necessità di ricercare detti beni. Ma, soprattutto, all’esito di tale ricerca i creditori potranno trovarsi nella condizione di dover concorrere con i portatori di crediti nel frattempo maturatisi nei confronti delle società beneficiarie, con la concreta possibilità che tanto riduca le possibilità di un effettivo soddisfacimento delle loro pretese.

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