Sequestrabile la casa coniugale di proprietà della moglie dell’indagato entrata nel fondo patrimoniale
La Cassazione, nella sentenza n. 20675/2023, ha stabilito che, in caso di integrazione di una serie di reati tributari, il relativo profitto può essere sequestrato per equivalente non solo colpendo beni di proprietà del soggetto indagato, ma anche beni della moglie confluiti in un fondo patrimoniale.
In particolare, la casa coniugale, anche se originariamente di proprietà del coniuge non indagato, una volta conferita nel fondo patrimoniale entra nella titolarità di entrambi i coniugi e, come tale, in seguito al procedimento penale, può essere appresa in capo a chi ne abbia la disponibilità (che non coincide con la proprietà ma con il possesso).
Nella specie, peraltro, la moglie dell’indagato risultava destinataria delle somme provento dell’evasione fiscale e delegata a operare sui conti correnti delle società attraverso le quali i reati tributari erano stati posti in essere. Quest’ultima, quindi, neppure poteva dirsi “persona estranea al reato”, dovendo tale figura riservarsi a chi non abbia commesso il reato, non abbia tratto vantaggi dall’attività criminosa e sia in buona fede, non potendo conoscere, con la diligenza richiesta nella situazione concreta, l’illiceità della situazione.
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