Consulenti del lavoro: «Nessuna equiparazione con i commercialisti»
Il Consiglio guidato da De Luca deposita alla Camera un documento di osservazioni al Ddl. delega di riforma del DLgs. 139/2005
“Il sistema normativo e giurisprudenziale conferma che la professionalità dei consulenti del lavoro si caratterizza per una specializzazione qualificata, istituzionalmente presidiata e funzionalmente connessa alle politiche del lavoro, che non coincide né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili”. Si conclude così il documento di osservazioni al disegno di legge delega per la riforma della legge ordinamentale dei commercialisti che ieri il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha depositato in Commissione Giustizia della Camera, presso cui il Ddl. è in discussione.
Nel corso delle audizioni della scorsa settimana, il Consigliere del CNDCEC delegato alla materia, Aldo Campo, ha chiesto di sanare “una svista”, ovvero l’assenza nel disegno di legge delega della materia del lavoro tra le attività che connotano tipicamente la professione. “Non vogliamo nuove prerogative – ha spiegato – ma l’inserimento nel testo di quello che già oggi la legge 12/1979 ci riconosce”.
Le osservazioni del Consiglio guidato da Rosario De Luca, dunque, sono una risposta a questa proposta emendativa, al fine di tutelare l’ambito dell’attività tipica e riservata dei consulenti del Lavoro e marcare le differenze con i commercialisti. “I consulenti del Lavoro – si legge nel documento – sono inseriti in un sistema di vigilanza funzionalmente integrato con le politiche pubbliche del lavoro, il cui cardine è la sottoposizione del Consiglio nazionale alla vigilanza del Ministero del lavoro”.
In più, continuano i consulenti, “l’accesso alla professione è caratterizzato da un percorso di abilitazione specificamente incentrato sulla materia lavoristica, con esame di Stato indetto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e svolto dinanzi a Commissioni istituite presso gli Uffici territoriali dell’Ispettorato del lavoro”. A dimostrazione delle differenze nel percorso formativo anche il fatto che il praticantato per l’accesso alla professione di consulente “non possa essere svolto presso lo studio di un commercialista”.
Sul piano delle competenze, “numerose disposizioni riconoscono ai soli Consigli provinciali dell’Ordine dei consulenti del Lavoro competenze esclusive o specialistiche”. Tra queste, vengono citate: la certificazione dei contratti di lavoro; lo svolgimento di attività di conciliazione e arbitrato; la stipula di accordi individuali in sede protetta; il supporto qualificato alle procedure di dimissioni telematiche; la gestione delle politiche attive; il coinvolgimento preferenziale nelle procedure della crisi d’impresa, in presenza di rapporti di lavoro in essere.
“Diversamente – continuano i consulenti –, i commercialisti sono sottoposti alla vigilanza del Ministero della Giustizia e non partecipano al medesimo circuito istituzionale integrato con l’amministrazione del lavoro e con l’attività ispettiva. Quando il legislatore ha ritenuto opportuno attribuire loro competenze analoghe in ambito lavoristico, lo ha fatto in modo espresso e puntuale, confermando che non può ritenersi sussistente una generale equiparazione tra le due professioni sulla base di richiami normativi generici”.
Inoltre, viene specificato che “non tutti gli iscritti all’albo dei commercialisti possono svolgere gli adempimenti lavoristici e previdenziali di cui all’art. 1 della legge n. 12/1979 ma esclusivamente coloro che abbiano preventivamente effettuato una specifica comunicazione agli Ispettorati del lavoro delle Province nel cui ambito territoriale intendono svolgere gli adempimenti”. Questo starebbe a significare che l’attività dei commercialisti, a differenza di quella dei consulenti del lavoro, è “limitata agli ambiti territoriali previamente comunicati”.
Saranno probabilmente questi i temi su cui si giocherà la delicata partita che porterà alla decisione di inserire, o meno, nella nuova legge ordinamentale di categoria la materia del lavoro come attività tipica. Con circa 30 mila commercialisti (tanti quelli che oggi operano in questo ambito) spettatori interessati.
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