X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Lunedì, 6 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Tipologia di clientela rilevante per l’autovalutazione del rischio dello studio

/ Stefano DE ROSA

Martedì, 30 giugno 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

La Regola tecnica n. 1 del CNDCEC prevede che il soggetto destinatario degli obblighi antiriciclaggio effettui una valutazione del rischio inerente alla propria attività, nonché dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo e dei presidi (vulnerabilità), al fine di determinare il rischio residuo e adottare procedure per la gestione e la mitigazione del medesimo.

Nelle Linee guida del Consiglio Nazionale (pubblicate nel maggio 2019) viene precisato come l’autovalutazione del rischio (da effettuare con cadenza triennale, con la facoltà di procedere al relativo aggiornamento quando se ne valuti la necessità o lo si ritenga opportuno) sia un adempimento proprio del soggetto obbligato e come tale non delegabile. Inoltre, negli studi associati l’autovalutazione può essere effettuata con riferimento allo studio, ferma restando per ciascun professionista associato la possibilità di predisporla individualmente.

La procedura valutativa prevista dal CNDCEC si articola nelle seguenti fasi:
- individuazione del rischio inerente all’attività dello studio (con l’attribuzione di un punteggio da 1 a 4, a seconda della rilevanza, a fattori quali la tipologia di clientela, l’area geografica di operatività, i canali distributivi e i servizi offerti);
- analisi dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo e dei presidi (c.d. vulnerabilità), con l’attribuzione di un punteggio (sempre da 1 a 4) a fattori quali la formazione, l’organizzazione degli adempimenti di adeguata verifica della clientela, conservazione, segnalazione di operazioni sospette e comunicazione delle violazioni alle norme sull’uso del contante;
- calcolo del rischio residuo, mediante una media ponderata del valore attribuito al rischio inerente all’attività (considerato al 40%) e di quello attinente alla vulnerabilità (considerato al 60%).

Come già accennato, il rischio inerente all’attività si determina attribuendo un punteggio da 1 a 4 (rilevanza non significativa, poco significativa, abbastanza significativa e molto significativa) ai seguenti fattori:
- tipologia di clientela;
- area geografica di operatività;
- canali distributivi (riferito alla modalità di esplicazione della prestazione professionale, anche tramite collaborazioni esterne, corrispondenze, canali di pagamento, ecc.);
- servizi offerti.

Al fine di identificare il punteggio da attribuire ad ognuno dei fattori sopra indicati, nelle Linee guida vengono riportati corrispondenti criteri di valutazione.

Così, ad esempio, con riferimento alla tipologia di clientela la valutazione va effettuata tenendo conto:
- del numero dei clienti (in valore assoluto);
- delle caratteristiche oggettive e soggettive della clientela (quali il tipo di attività svolta, l’inquadramento giuridico, la presenza o meno di organismi o Autorità di controllo, la complessità e la dimensione aziendale, il volume e l’ammontare delle transazioni del cliente, la presenza di persone politicamente esposte ovvero di soggetti sottoposti a indagini o procedimenti penali).

Area geografica riferita alla sede e al territorio della prestazione

Per quanto attiene all’area geografica di operatività, viene precisato come la stessa sia da riferirsi tanto alla sede (o alle sedi diverse) dello studio professionale, quanto al territorio in cui si esplica la prestazione professionale a favore del cliente. In tale ambito, è opportuno tener presente le relazioni con cui le autorità aggiornano periodicamente le liste di zone/Paesi maggiormente a rischio, sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Nell’assegnare un punteggio ai canali distributivi, nei casi di servizi professionali forniti tramite collaborazioni esterne, corrispondenze o canali di pagamento, occorre tener conto dei relativi rischi, soprattutto qualora le prestazioni si sviluppino in aree potenzialmente pericolose o distanti rispetto alla sede del professionista.

Per i servizi professionali offerti, infine, la valutazione deve tener conto dei diversi livelli di rischio individuati nella Regola Tecnica n. 2, rispettivamente nella Tabella 1 (per le prestazioni a rischio inerente non significativo) e nella Tabella 2 (relativa alle prestazioni a rischio inerente poco significativo, abbastanza significativo o molto significativo).
Ulteriori indicazioni tratte dalle Linee guida del CNDCEC sono sintetizzate nella tabella seguente.

Valutazione del rischio inerente
Tipologia clientela
Area geografica di operatività
Servizi professionali offerti
Si reputa che:
- un numero molto esiguo di clienti (10%) individuati in sede di adeguata verifica come ad alto rischio possa determinare un indice di rischiosità pari a 1;
- un numero molto limitato di clienti (tra il 10 e il 25%) individuati in sede di adeguata verifica come ad alto rischio possa determinare un indice di rischiosità pari a 2;
- un numero significativo di clienti (tra il 25% e il 40%) individuati in sede di adeguata verifica come ad alto rischio possa determinare un indice di rischiosità pari a 3;
- una percentuale molto significativa (superiore al 40%) di clienti ritenuti ad alto rischio possa determinare un indice di rischiosità pari a 4.
Si reputa che:
- un numero molto esiguo di clienti operanti in aree geografiche ritenute ad alto rischio (10%) individuati in sede di adeguata verifica come ad alto rischio possa determinare un indice di rischiosità pari a 1;
- un numero molto limitato di clienti operanti in aree geografiche ritenute ad alto rischio (tra il 10 e il 25%) individuati in sede di adeguata verifica come ad alto rischio possa determinare un indice di rischiosità pari a 2;
- un numero significativo di clienti operanti in aree geografiche ritenute ad alto rischio (tra il 25% e il 40%) individuati in sede di adeguata verifica come ad alto rischio possa determinare un indice di rischiosità pari a 3;
- una percentuale molto significativa (superiore al 40%) di clienti operanti in aree geografiche ritenute ad alto rischio, , possa determinare un indice di rischiosità pari a 4.
Si reputa che:
- una percentuale delle prestazioni a rischio inerente non significativo o poco significativo superiore all’80% possa determinare un indice di rischiosità pari a 1;
- una percentuale delle prestazioni a rischio inerente non significativo o poco significativo superiore al 60% possa determinare un indice di rischiosità pari a 2;
- una percentuale delle prestazioni a rischio inerente non significativo o poco significativo compresa tra il 45% e il 60% possa determinare un indice di rischiosità pari a 3;
- una percentuale delle prestazioni a rischio inerente non significativo o poco significativo inferiore al 45%, possa determinare un indice di rischiosità pari a 4.

TORNA SU