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Sabato, 4 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Il bookmaker estero senza concessione sconta sempre l’imposta unica

Secondo la C.T. Reg. Lazio, per le annualità antecedenti al 2011 l’unico soggetto passivo è da identificarsi in chi ha raccolto le scommesse

/ Angelo CONTE

Lunedì, 29 giugno 2020

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L’imposta unica sulle scommesse è sempre dovuta dal bookmaker estero privo di concessione. Per gli anni di imposta antecedenti al 2011, la Corte Costituzionale (sentenza n. 27/2018) ha escluso che possa ritenersi soggetto passivo anche il ricevitore, mentre, per tali annualità, va ritenuto che l’unico soggetto passivo sia chi ha raccolto, ancorché in assenza di concessione, le scommesse, ovvero il bookmaker. Questo è il principio che emerge dalla sentenza della C.T. Reg. Lazio n. 1107/2020.

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento relativo all’imposta unica sulle scommesse per l’anno di imposta 2008 emesso dall’Agenzia delle Dogane e dei monopoli nei confronti di un bookmaker estero non autorizzato come obbligato in solido con un centro di trasmissione dati (c.d. CTD o ricevitoria). Dopo essere stata soccombente dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, la società contribuente aveva proposto appello lamentando, tra i diversi motivi, l’erroneità della sentenza di primo grado, per violazione e falsa applicazione dell’art. 3 del DLgs. 504/1998, così come interpretato dall’art. 1, comma 66 della L. 220/2010.

La predetta norma interpretativa stabilisce, innanzitutto, che l’imposta unica sulle scommesse è comunque dovuta anche se la raccolta del gioco, compresa quella a distanza, avviene al di fuori del sistema concessorio.
Per ciò che concerne i soggetti passivi, l’art. 1, comma 66, lett. b della L. 220/2010 dispone, poi, che risulta essere tale chiunque, ancorché in assenza o in caso di inefficacia della concessione rilasciata dal Ministero dell’Economia e delle finanze – AAMS, gestisce per conto proprio o di terzi, anche ubicati all’estero, concorsi pronostici o scommesse di qualsiasi genere.

Con la sentenza 23 gennaio 2018 n. 27, la Corte Costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale della norma in questione nella parte in cui prevede che, anche per le annualità antecedenti al 2011, siano soggetti passivi le ricevitorie. Nei confronti di queste ultime, infatti, secondo la Consulta, viene violato il principio di capacità contributiva contenuto nell’art. 53 della Costituzione, dal momento che le stesse, per gli esercizi anteriori al 2011, sarebbero state impossibilitate a traslare l’imposta sui bookmaker.

Appurato tale principio nei confronti delle ricevitorie, la C.T. Reg. Lazio, con la sentenza in commento, affronta la questione di chi sia il soggetto passivo per le annualità antecedenti al 2011.
I giudici laziali respingono l’appello del contribuente concludendo che, per tali annualità, l’unico soggetto passivo sia da identificarsi in colui che ha raccolto le scommesse, ovvero il bookmaker estero privo di concessione. Quest’ultimo, infatti, partecipa comunque direttamente e imprescindibilmente alla realizzazione del presupposto d’imposta.

Sanzioni inapplicabili per obiettive condizioni di incertezza

Da ultimo, la sentenza di cui si tratta affronta la tematica dell’inapplicabilità delle sanzioni in virtù dell’art. 6, comma 2 del DLgs. 472/1997. Tale norma dispone che non è punibile l’autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono.
Considerando l’ampio contenzioso che ha caratterizzato la materia, la C.T. Reg. Lazio ritiene sussistenti le predette condizioni e conclude apprezzabilmente per l’inapplicabilità delle sanzioni nei confronti del contribuente.

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