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Lunedì, 23 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Modifica dell’ordinamento nel decreto Ristori, stop dei sindacati

Alcuni emendamenti prevedono modifiche del DLgs. 139/2005 in materia di numero di mandati e quote di genere

/ Savino GALLO

Sabato, 21 novembre 2020

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Tra tanti emendamenti presentati al Decreto Ristori alcuni riguardano da vicino i commercialisti. A presentarli la Senatrice di Italia Viva, Donatella Conzatti, che nei giorni scorsi aveva depositato a palazzo Madama un disegno di legge di modifica del DLgs. 139/2005, finalizzato a introdurre cambiamenti nel meccanismo elettorale, in termini di quote di genere, voto telematico e numero di mandati.

Gli emendamenti al Decreto Ristori riguardano proprio questi aspetti, ma viene proposta anche una modifica all’art. 31 del provvedimento. In particolare, uno degli emendamenti presentati prevede la possibilità, in capo agli Ordini professionali, di spostare le elezioni già indette alla data di entrata in vigore del decreto non più per un massimo di 90 giorni, come attualmente previsto dal comma 3, ma da un minimo di 90 a un massimo di 150 giorni, “mediante l’integrale rinnovo del procedimento di presentazione di tutte le liste e candidature”.

Una modifica che, se accolta, potrebbe consentire di rimescolare completamente le carte per ciò che riguarda le elezioni locali che, al momento, sono state spostate a febbraio ma senza riapertura dei termini per la presentazione delle liste.

Quanto, invece, alle modifiche al DLgs. 139/2005, il primo, rilevante, cambiamento proposto riguarda il numero di mandati all’interno sia dei Consigli degli Ordini territoriali che di quello nazionale. Stando all’emendamento, il limite rimarrebbe fissato a due, ma per mandato si intenderebbe solo quello “ricoperto per l’intera durata”. Tale modifica potrebbe riguardare da vicino l’attuale Consiglio nazionale. Alcuni componenti, infatti, sono al secondo mandato, ma quello precedente, con Gerardo Longobardi alla Presidenza, non fu completo (Longobardi subentrò al Commissario straordinario), quindi non verrebbe computato e permetterebbe di ricandidarsi.

Verrebbe poi inserito un art. 20-bis, che definisce le modalità di costituzione della commissione elettorale, mentre una modifica al successivo art. 21 contempla l’introduzione del voto telematico, da disciplinare con apposito regolamento.

In materia di parità di genere, invece, l’equilibrio nella rappresentanza sarebbe garantito attraverso la previsione della presenza nei Consigli degli Ordini locali, nel Consiglio nazionale e nei collegi di disciplina di almeno i due quinti del genere meno rappresentato.

“Proposte importanti, alcune condivisibili a una prima analisi, altre meno. Tutte, però, fuori luogo e intempestive e soprattutto al di fuori di una logica di riforma organica dello strumento legislativo principe della nostra categoria”. Così hanno commentato, tramite una nota stampa congiunta, otto delle nove associazioni sindacali di categoria (ADC – AIDC – ANC – ANDOC – FIDDOC – UNAGRACO – UNGDCEC – UNICO). Il “rammarico” dei sindacati sta nel fatto che la proposta di modifica arriva da un “intervento individuale, al di fuori di un percorso di confronto e di condivisione”.

Per questo nella nota stampa si parla di “inopportunità” di introdurre modifiche al DLgs. 139 attraverso uno “strumento di urgenza” come il decreto Ristori, anche in considerazione del momento che si sta vivendo, in cui “le urgenze sono ben altre”. Le modifiche, spiegano le associazioni, dovrebbero essere “frutto di condivisione e assunte a distanza da momenti elettorali ed influenze conseguenti, con ponderazione e serena previsione degli effetti della norma che si propone”.

A prescindere, quindi, dalla fondatezza o meno delle proposte, il fatto che queste ultime arrivino a “urne aperte, cancellando di fatto l’espressione elettorale attiva e passiva già in corso, rende improponibile un simile emendamento”. Di qui, la richiesta alla classe politica di “espungere immediatamente” gli emendamenti proposti dalla Senatrice Conzatti dal Ddl. di conversione del decreto Ristori.

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