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Lunedì, 23 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Il cessionario d’azienda non deve ricevere l’avviso di accertamento

Tutela garantita, secondo i giudici, dal diritto di intervento

/ Alfio CISSELLO

Sabato, 21 novembre 2020

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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26480 depositata ieri, ha ribadito l’orientamento secondo cui, in tema di solidarietà tributaria, all’obbligato solidale non va necessariamente notificato l’avviso di accertamento emesso in capo all’obbligato principale, essendo sufficiente la notifica dell’atto esattivo cioè la cartella di pagamento.

Ma questa volta i giudici si pronunciano in merito ad una fattispecie particolarmente importante: la solidarietà prevista in capo al cessionario nell’ambito della cessione di azienda, soggetta ai limiti ed alle condizioni dell’art. 14 del DLgs. 472/97.
I giudici affermano che, a differenza di quanto sostenuto in sede di merito, alcuna norma impone la notifica dell’avviso di accertamento anche al coobbligato solidale, posto che l’art. 42 del DPR 600/73 si riferisce al solo contribuente.

Si tratta di una tesi che, oltre ad essere censurabile, è destinata, per forza di cose, a venire meno. Nel contesto attuale, infatti, vige il sistema degli accertamenti esecutivi, in cui non esistendo più la cartella di pagamento, non c’è più nessun atto, nella sequenza ideata dal legislatore, che può essere notificato all’obbligato solidale.
Le comunicazioni di ipoteca/fermo così come l’intimazione ad adempiere sono eventuali.

Ma il punto che incute maggiormente timore è il seguente. Viene sancito che il cessionario di azienda può trovare tutela intervenendo nel processo instaurato dal cedente.
Nonostante in sentenza non si neghi quanto si sta per esporre, il consolidato orientamento della giurisprudenza ritiene che l’obbligato solidale, raggiunto da una cartella di pagamento, può opporre tutti i vizi che avrebbe potuto eccepire ove gli fosse stato notificato l’accertamento (si veda “Difesa piena per l’obbligato solidale nel ricorso contro il ruolo” del 24 maggio 2018).

Il cessionario deve poter censurare il merito

Tramite il diritto di intervento non c’è nessuna tutela concreta.
In primo luogo, nel processo tributario l’intervento è adesivo e non litisconsortile, dunque il cessionario/interveniente può solo argomentare, in modo diverso richiamando ad esempio ulteriori tesi giurisprudenziali, la fondatezza dei motivi di ricorso eccepiti del cedente/ricorrente.

Poi, se il cedente, per qualsiasi ragione, decide di non impugnare l’accertamento, non lo può di certo fare il cessionario. Egli, del pari, nemmeno può appellare la sentenza che ha rigettato il ricorso del cedente.
Insomma, il cessionario può di certo intervenire nel processo instaurato dal cedente, ma non può introdurre autonomi motivi di ricorso, men che meno impugnare in proprio o appellare.
La tutela si esplica nel ricorso autonomo presentato avverso l’atto a lui notificato, atto che, anche in ragione del venir meno del ruolo, non potrà che essere un accertamento.

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