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Sabato, 10 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Al via i vaccini anti-COVID sul posto di lavoro

La vaccinazione sarà su base volontaria e nel rispetto della privacy

/ Fabrizio VAZIO

Giovedì, 8 aprile 2021

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La firma del nuovo “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti COVID 19 nei luoghi di lavoro” potrebbe essere un passo davvero importante per estendere la campagna vaccinale a tutta la popolazione.
Evidente è la finalità del protocollo, che da un lato punta ad aumentare la platea dei vaccinati e dall’altro a rendere più sicura la prosecuzione delle attività produttive e commerciali.

Il protocollo inizia con la premessa che “i datori di lavoro, singolarmente o in forma aggregata e indipendentemente dal numero di lavoratrici e lavoratori occupati, con il supporto o il coordinamento delle Associazioni di categoria di riferimento, possono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2 (Covid-19) nei luoghi di lavoro”.

Un primo punto va assolutamente sottolineato: la vaccinazione è espressamente definita come “volontaria”; il protocollo non si addentra nella delicata questione circa l’idoneità alle mansioni dei lavoratori non vaccinati e anzi, in più punti ribadisce il carattere volontario della somministrazione.

I piani aziendali sono proposti dal datore di lavoro anche per il tramite delle rispettive organizzazioni di rappresentanza all’ASL.
Un punto particolarmente delicato è quello relativo alla privacy. Non a caso, il datore di lavoro specifica il numero di vaccini richiesti per le lavoratrici e i lavoratori disponibili a ricevere la somministrazione; in proposito, il Garante della privacy ha precisato che il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale o copia di documenti che comprovino l’avvenuta vaccinazione anti COVID-19.

Il dato relativo ai lavoratori vaccinati può essere gestito unicamente dal medico competente ed è infatti lo stesso accordo a prevedere che sarà il medico competente, nel rispetto delle vigenti disposizioni per la tutela della riservatezza e dei dati personali, ad assicurare la registrazione delle vaccinazioni eseguite mediante gli strumenti messi a disposizione dalle ASL.

Sulla privacy, il protocollo è particolarmente incisivo, poiché ripete che le procedure finalizzate alla raccolta dell’adesione dei lavoratori interessati devono essere gestite nel pieno rispetto della scelta volontaria, ma anche delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza nonché della sicurezza delle informazioni raccolte, fermo restando che il medico competente potrà fornire ai lavoratori adeguate informazioni sui vantaggi della vaccinazione.

Ad effettuare la vaccinazione saranno operatori sanitari (anche il medico competente) in grado di garantire il pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie adottate per tale finalità e i locali dovranno essere idonei rispettando i requisiti minimi definiti con le “Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro”, approvate con il contributo scientifico dell’INAIL.

A tale proposito, le predette indicazioni precisano che saranno utilizzati ambienti idonei per l’attività, commisurati al volume di vaccinazioni da eseguire, sia per le fasi preparatorie (accettazione), sia per la vera e propria seduta vaccinale (ambulatorio/infermeria), sia per le fasi successive (osservazione post-vaccinazione).
L’idoneità degli ambienti destinati all’attività è valutata da parte dell’Azienda Sanitaria che fornisce il vaccino.

Compresi anche collaboratori e dipendenti degli studi professionali

Le vaccinazioni potranno essere effettuate anche presso strutture sanitarie private attraverso specifiche convenzioni.
Con riferimento all’INAIL, il Protocollo prevede inoltre che i datori di lavoro che, ai sensi dell’art. 18, comma 1, lett. a) del DLgs. 81/2008, non sono tenuti alla nomina del medico competente ovvero non possano fare ricorso a strutture sanitarie private, possono avvalersi delle strutture sanitarie dell’INAIL, con oneri a carico dell’Istituto assicuratore.

Va ricordato infine che, se la vaccinazione viene eseguita in orario di lavoro, il tempo necessario alla medesima è equiparato a tutti gli effetti al tempo lavorativo e che ai medici competenti e al personale sanitario coinvolto è garantito lo specifico corso di formazione, realizzato anche con il coinvolgimento dell’INAIL.

Il Protocollo, che riguarda anche collaboratori e dipendenti degli studi professionali (come specificato dal comunicato di Confprofessioni di ieri), non indica una data esatta di inizio dell’attività, ma ovviamente essa potrà andare a regime nel momento in cui la disponibilità di vaccini sarà abbondante, stante anche il presumibile numero di lavoratori coinvolti.

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