X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Martedì, 30 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Spese anticipate in nome e per conto da documentare analiticamente

Peraltro la conservazione dei giustificativi non sembra sempre indispensabile

/ Luca FORNERO

Venerdì, 26 novembre 2021

x
STAMPA

download PDF download PDF

Con l’ordinanza n. 36584 di ieri, la Suprema Corte si sofferma sulle modalità di documentazione delle spese anticipate dal professionista in nome e per conto del cliente, tema scarsamente approfondito dalla dottrina e dalla prassi.

Innanzitutto, si ricorda che i rimborsi di tali oneri non concorrono alla formazione della base imponibile IVA (ex art. 15 comma 1 n. 3) del DPR 633/72), né del reddito di lavoro autonomo (circ. Agenzia Entrate n. 58/2001, § 2.2), a condizione che, sotto l’aspetto sostanziale, si tratti di costi che non costituiscono il mezzo per assolvere l’incarico, bensì l’oggetto del mandato stesso (es.: pagamento per conto del cliente di imposte o altre somme, adempimento di formalità in nome e per conto del cliente, ecc.).

Inoltre, sotto l’aspetto formale, deve trattarsi di spese sostenute “in nome e per conto”, in forza di specifico incarico professionale. In pratica (C.M. n. 1/1973 e Studio del Consiglio nazionale del Notariato n. 37-2003/T):
- la spesa deve essere documentata e intestata al cliente;
- la documentazione deve essere allegata o comunque trovarsi in atti depositati presso pubblici uffici.

Specularmente, tali oneri sono indeducibili dal reddito professionale.

Invece, i rimborsi delle spese che non presentano tali caratteristiche e che sono, in pratica, sostenute per lo svolgimento della professione (es. viaggio, vitto e alloggio) sono assimilati ai compensi, con obbligo di fatturazione e assoggettamento a ritenuta (cfr. circ. Agenzia Entrate n. 58/2001, § 2.2; tale impostazione è stata, peraltro, criticata dalla circ. CNDCEC n. 37/IR/2014).

Nella vicenda oggetto di giudizio, le spese anticipate dal contribuente (società semplice professionale) in nome e per conto del cliente non hanno trovato corrispondenza nella documentazione esibita, con conseguente ripresa a tassazione dei relativi rimborsi ai fini IRPEF e IVA.
Più in particolare, secondo i giudici di legittimità, la regolare documentazione delle spese per anticipazioni va valutata con riferimento alle singole operazioni cui esse attengono e non globalmente con riferimento a tutte le operazioni di un singolo periodo di imposta; diversamente, verrebbe meno il requisito documentale richiesto dal legislatore.

Nonostante la posizione espressa dalla Cassazione, sembrerebbe però possibile sostenere che la conservazione dei giustificativi non sia sempre indispensabile, come nel caso, ad esempio, delle somme anticipate dal professionista (es. commercialista, notaio) per pagare imposte e contributi.
Si tratta, infatti, di spese che, essendo poste a carico del cliente in base a una previsione di legge, sono caratterizzate dalla diretta insorgenza nella sfera patrimoniale di quest’ultimo: come tali, essendo una mera partita di giro, non assumono rilievo ai fini IRPEF e IVA (cfr., tra le altre, R.M. n. 364698/1977 e, in giurisprudenza, Cass. n. 13324/2011, citata anche dall’ordinanza in commento).

D’altra parte, i predetti oneri sono regolarmente accertabili, oltre che presso lo studio del professionista, anche presso i pubblici uffici. In ogni caso, dall’esame dell’atto, dell’eventuale repertorio notarile e della pratica sono ritraibili tutti gli elementi necessari per quantificare le somme anticipate in nome e per conto del cliente.
Inoltre, se dal mandato professionale risulta che le parti hanno concordato che determinati oneri siano posti a carico del committente, i rimborsi di detti oneri non hanno natura giuridica di corrispettivo.

In altre parole, “vanno escluse dalla base imponibile [dell’IVA e delle imposte sui redditi, ndr] le somme poste contrattualmente a carico del committente, le quali, quindi, proprio in base alle «condizioni contrattuali» non sono corrispettivo, né possono dirsi «accollate» al committente stesso, perché a quest’ultimo spettanti originariamente” (così lo Studio del Consiglio nazionale del Notariato n. 37-2003/T).

TORNA SU