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Domenica, 25 settembre 2022

FISCO

Definizione delle liti in Cassazione dubbia per i tardivi versamenti

Definibili le sanzioni non collegate al tributo come quelle da RW

/ Dario AUGELLO e Gabriella DE MATTIA

Venerdì, 23 settembre 2022

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Con la L. 130/2022 di riforma del processo tributario entrata in vigore il 16 settembre scorso è stata prevista una nuova definizione agevolata delle liti pendenti in Cassazione, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate.
Sono definibili le liti in cui il ricorso per cassazione risulti notificato entro il 16 settembre scorso e la domanda va presentata entro il 16 gennaio 2023.

Sebbene il condono in Cassazione si applichi in modo generalizzato alle “controversie tributarie”, allo stato attuale sono previste soglie di accesso penalizzanti. Sono infatti contemplate:
- le controversie il cui valore non sia superiore a 100.000 euro, nelle quali l’Agenzia delle Entrate è risultata totalmente soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio (anche eventualmente quello di rinvio dalla cassazione), che sono definibili con il versamento di un importo pari al 5% del valore della lite;
- le controversie il cui valore non sia superiore a 50.000 euro, nelle quali l’Agenzia delle Entrate è risultata soccombente in tutto o in parte, in uno dei gradi di merito, che sono definibili con il pagamento di un importo pari al 20% del valore della lite.

Per la determinazione del valore della lite, la nuova disciplina rinvia al condono di cui all’art. 16 comma 3 della L. 289/2002: il valore della lite, su cui è calcolata la definizione con riferimento a ciascun atto introduttivo del giudizio, è dato dall’importo dell’imposta che ha formato oggetto di contestazione in primo grado, al netto degli interessi e delle sanzioni collegate al tributo, anche se irrogate con separato provvedimento.
Pertanto, quando con l’avviso di accertamento è stata rettificata l’imposta, la relativa sanzione, anche se irrogata con atto separato, non è più dovuta.

Quanto alla diversa fattispecie delle liti relative esclusivamente a sanzioni, l’art. 5 della L. 130/2022 non contiene una disciplina specifica.
Tuttavia, poiché la norma si riferisce in modo generalizzato alle “controversie tributarie”, dovrebbero ritenersi incluse nel perimetro del condono anche le liti relative esclusivamente a sanzioni.

In proposito vanno distinte le liti relative esclusivamente a sanzioni non collegate al tributo da quelle relative esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono.
Quanto alle prime, tra cui rientra la sanzione per omessa compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi, l’art. 16 comma 3 della L. 289/2002, cui l’art. 5 della L. 130/2022 rinvia, le contempla espressamente, prevedendo che “delle stesse si tiene conto ai fini del valore della lite”.

Quanto alle seconde, tra cui rientra la sanzione per tardivo versamento del 30%, che può essere comminata con atto di irrogazione o direttamente con iscrizione a ruolo e cartella di pagamento, l’art. 16 comma 3 della L. 289/2002 non le menziona.
Solo il condono di cui all’art. 6 del DL 119/2018 ha contemplato tale ipotesi, prevedendo la possibilità di definire anche le controversie relative esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono senza pagare alcuna somma laddove il tributo fosse in qualsiasi modo stato comunque pagato (comma 3).

Era proprio il caso dei tardivi versamenti, che per loro natura presuppongono il pagamento dell’imposta.
La disposizione andava coordinata con il comma 1, secondo cui erano definibili solo gli “atti impositivi”.
Posto che l’art. 5 della L. 130/2022 non rinvia al DL 119/2018, occorre chiarire se l’attuale condono contempli anche le sanzioni per tardivo versamento e se, in caso positivo, siano definibili solo gli atti di irrogazione della sanzione o anche le iscrizioni a ruolo e cartelle di pagamento.

Considerato il dato letterale, dal momento che la L. 130/2022 si riferisce in modo generalizzato alle “controversie tributarie” e non solo agli “atti impositivi”, la risposta dovrebbe essere doppiamente positiva.
Infatti è pur vero che dopo la L. 289/2002 era sorto un contrasto giurisprudenziale riguardo alla definibilità di liti aventi ad oggetto atti di mera riscossione, quali ruoli, cartelle di pagamento ed avvisi di liquidazione, per la maggior parte utilizzati per richiedere il pagamento della sanzione per tardivo versamento.

Tuttavia, da un lato, tale limitazione non sembra concernere l’art. 5 della L. 130/2022, in quanto è prevista la definibilità delle “controversie tributarie” in genere, senza specificazione in ordine alla tipologia dell’atto.
Dall’altro lato, va considerato l’indirizzo della Suprema Corte, accolto peraltro dalle Sezioni Unite (Cass. SS.UU. 25 giugno 2021 n. 18298), secondo cui il giudizio relativo all’impugnazione di una cartella di pagamento emessa a esito di controllo automatizzato può formare oggetto di definizione agevolata, se ed in quanto la cartella costituisca il primo atto con cui il contribuente è messo a conoscenza dell’esistenza di una pretesa fiscale nei suoi confronti.

Rimane da chiarire, però, se la definizione della sanzione per tardivo versamento ex L. 130/2022 possa avvenire a costo zero, posto che l’art. 6 comma 3 della L. 119/2018, che disciplina le liti relative esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, non viene richiamato dall’art. 5 della L. 130/2022.

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