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Giovedì, 5 febbraio 2026 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Prossimo all’esame il decreto che recepisce la direttiva sulla parità retributiva

Vietate le clausole che limitano la facoltà dei lavoratori di rendere nota la loro retribuzione

/ Giada GIANOLA

Giovedì, 5 febbraio 2026

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La direttiva Ue 2023/970 sulla parità retributiva di genere, anche detta Pay Transparency Directive, con cui vengono stabilite una serie di prescrizioni minime volte a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore tra uomini e donne, dovrà essere recepita, come già evidenziato su Eutekne.info, entro il 7 giugno 2026 (si veda da ultimo “Vietato chiedere ai candidati la retribuzione percepita in fase pre-assuntiva” del 20 ottobre 2025).

Secondo l’Ansa, lo schema di DLgs. di recepimento di tale direttiva, che dovrebbe essere oggetto del prossimo Consiglio dei Ministri, è composto da 16 articoli e riguarda tutti i lavoratori, compresi quelli domestici.

Si ricorda che per rafforzare la trasparenza, la direttiva prevede che i datori di lavoro debbano rendere facilmente accessibili ai lavoratori i criteri utilizzati per determinare la retribuzione.

In particolare, i criteri utilizzati per determinare la retribuzione, i livelli retributivi e la progressione economica (i quali devono essere oggettivi e neutri sotto il profilo del genere) devono essere resi facilmente accessibili ai lavoratori (art. 6 della direttiva), con obbligo in capo ai datori, su richiesta dei lavoratori, di fornire per iscritto entro due mesi dalla richiesta informazioni sul loro livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, ripartiti per sesso, informando annualmente tutti i lavoratori del diritto di ricevere tali informazioni e delle attività da espletare per esercitare tale diritto (art. 7 della direttiva).

Per rafforzare la trasparenza, la direttiva vieta inoltre le clausole contrattuali che limitano la facoltà dei lavoratori di rendere nota la propria retribuzione.

Criteri oggettivi e neutri rispetto al genere per la parità di retribuzione

Lo schema del DLgs. dovrebbe prevedere che “i contratti collettivi di lavoro e le disposizioni di legge assicurano sistemi di determinazione e classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, idonei a garantire la parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore” e che la valutazione del lavoro di pari valore è effettuata sulla base di criteri comuni, oggettivi e neutrali rispetto al genere.

Tale schema dovrebbe inoltre prevedere, come previsto dalla direttiva, obblighi di monitoraggio nonché l’istituzione presso il Ministero del Lavoro di un organismo incaricato di monitorare e sostenere l’attuazione delle misure in materia di parità e trasparenza retributiva previste dal decreto stesso.

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