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Dall’Ue, «giro di vite» contro il tax ruling

/ REDAZIONE

Martedì, 6 ottobre 2015

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A quasi un anno dallo scandalo LuxLeaks, che portò alla luce le pratiche fiscali aggressive sfruttate dalle multinazionali per pagare meno tasse, l’Ue ha trovato l’accordo sul rimedio anti-evasione che la Commissione europea aveva proposto a febbraio. L’intesa, politica, prevede che dal gennaio 2017 gli Stati si scambieranno automaticamente informazioni sui “tax ruling”, cioè gli accordi ad hoc stretti con le multinazionali, per evitare che un vantaggio fiscale in un Paese diventi uno svantaggio per un altro.

Con l’accordo di oggi “ci sono le basi per un forte recupero di evasione, di lotta all’elusione” e si compie “un ulteriore passo avanti per la trasparenza in Europa”, ha detto il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine dell’Ecofin, mostrando soddisfazione perché il risultato è anche frutto della spinta che Italia, Francia e Germania avevano cercato di dare alla lotta all’evasione, con una lettera comune inviata alla presidenza di turno dell’Ue qualche mese fa.

Nel dettaglio, in base all’accordo, gli Stati membri dovranno scambiarsi automaticamente informazioni sugli accordi fiscali che stringono con le aziende grazie ai quali, in passato, alcune hanno pagato aliquote di appena l’1%. La trasparenza sarà obbligatoria anche sulle condizioni che queste devono rispettare per il trasferimento di beni e servizi all’interno di uno stesso gruppo (pricing arrangement), per evitare che una società eluda il Fisco attraverso il trasferimento di profitti da una filiale all’altra in diversi Stati, come avvenuto per casi come Amazon e Starbucks, finiti sotto indagine Ue.

Gli Stati avranno così accesso a tutti i dati necessari per capire le eventuali ricadute, anche in termini di mancato gettito, degli accordi stretti in un Paese europeo da società che operano in più Stati e, spesso, sfruttano le falle del sistema fiscale. Padoan ha spiegato che per ampliare la platea oggetto dello scambio di informazioni, e cercare di “recuperare tutto il recuperabile dalla maggiore trasparenza”, le nuove norme saranno retroattive di cinque anni.
Inoltre, Gli Stati potranno esentare dallo scambio le PMI con un fatturato annuale sotto i 40 milioni di euro, ma non se esse si occupano di attività di investimento o finanziarie. (Redazione)

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