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Giovedì, 5 dicembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Sempre fiscalmente irrilevante il trasferimento gratuito di calciatori

/ REDAZIONE

Giovedì, 10 gennaio 2019

Con la sentenza n. 345, depositata ieri, la Cassazione ribadisce che, con la cessione del contratto di un calciatore professionista, viene trasferito il diritto all’utilizzo esclusivo della prestazione dell’atleta verso corrispettivo. Detto diritto integra un bene immateriale strumentale all’esercizio dell’impresa, idoneo a essere alienato e a generare plusvalenze imponibili o minusvalenze deducibili.
La pronuncia avalla l’orientamento espresso dalla stessa Corte (sentenza n. 24588/2015), dall’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 213/2001), dal Consiglio di Stato (parere n. 5285/2012) e da parte della giurisprudenza (tra le altre, C.T. Prov. Torino n. 1346/3/14) con specifico riferimento all’IRAP (si veda “Trasferimento di calciatori sempre rilevante ai fini IRAP” del 3 dicembre 2015).

L’aspetto maggiormente innovativo della pronuncia pare risiedere nell’affermazione secondo la quale la cessione del contratto, laddove avvenga in assenza di corrispettivo, è, in linea di principio, gratuita, con la conseguente irrilevanza della minusvalenza conseguita. Secondo i giudici di legittimità, infatti, l’assunzione, da parte del cessionario, dell’obbligo di pagare il compenso del calciatore ceduto non comporta la natura onerosa del trasferimento.

In altre parole, la circostanza che dalla cessione possa derivare un costo per il cessionario non implica la “trasformazione” dell’atto di trasferimento da gratuito a oneroso: rileva, infatti, non la conseguenza indiretta del trasferimento, ma la sua giustificazione causale, cioè l’interesse del cedente a privarsi del suo diritto esclusivo a godere delle prestazioni sportive del calciatore, senza ricevere nulla in cambio.

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