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Mercoledì, 17 luglio 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Necessaria l’indicazione dei criteri nella liquidazione del danno professionale

/ REDAZIONE

Venerdì, 21 giugno 2019

La Cassazione, con la sentenza n. 16595 depositata ieri, si è pronunciata in materia di demansionamento e di liquidazione del relativo danno spettante al lavoratore.
L’assegnazione di mansioni inferiori, oltre a poter provocare un danno di natura non patrimoniale (come il danno alla reputazione o alla salute), può altresì causare un danno di carattere patrimoniale, che può consistere sia nell’impoverimento della capacità professionale del lavoratore, sia nel pregiudizio subito per la perdita di chance (vale a dire di ulteriori possibilità di guadagno o di ulteriori potenzialità occupazionali).

La Corte, dopo aver chiarito che il danno da perdita della professionalità di contenuto patrimoniale non ricorre automaticamente ma deve essere provato dal dipendente anche per presunzioni, evidenzia che in caso di liquidazione in via equitativa di tale pregiudizio il giudice è tenuto ad argomentare il percorso logico seguito nell’ambito del proprio potere discrezionale di adozione dei criteri di valutazione.

Al fine di evitare un difetto di motivazione della pronuncia, sottolinea la Suprema Corte, il giudice deve quindi indicare, almeno sommariamente, i criteri seguiti per la determinazione dell’entità del danno e gli elementi su cui ha fondato la propria decisione.
Non è pertanto sufficiente – come avvenuto nel caso di specie – il richiamo alla prassi in uso presso la sede distrettuale, in quanto occorre un’enunciazione più specifica dei canoni applicati o l’adeguamento della liquidazione alle particolarità del caso concreto.

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