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Sabato, 4 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Definizione degli accertamenti ammessa per gli avvisi di liquidazione

La prima giurisprudenza supera il provvedimento direttoriale delle Entrate

/ Giovanni MONTE e Irene PELLECCHIA

Mercoledì, 1 luglio 2020

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La sezione 4 della Commissione tributaria provinciale di Brescia, nella sentenza n. 186/20 del 18 maggio 2020 si è espressa nel senso della definibilità, ai sensi dell’art. 2 del DL 119/2018, di un avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni emesso a seguito della registrazione di un decreto ingiuntivo.

In maggior dettaglio, i giudici bresciani, chiamati a dirimere la controversia incardinata dal contribuente avverso il diniego alla definizione opposto dall’Agenzia delle Entrate, hanno ritenuto meritevole di accoglimento il ricorso in quanto l’avviso di liquidazione rappresenterebbe il “primo atto attraverso il quale l’Agenzia manifesta la propria pretesa: ancorché sia certamente corretto affermare che, attraverso l’atto impugnato, l’Agenzia abbia provveduto a liquidare l’imposta, non può però parimenti disconoscersi la natura di atto impositivo dello stesso e comunque di primo atto portato a conoscenza del contribuente”.

Con tale pronuncia vengono quindi superate le indicazioni del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 298724 del 9 novembre 2018, recante le disposizioni di attuazione dell’art. 2 del DL 119/2018, che riguardava la definizione degli accertamenti.
In verità, ai sensi del comma 1 della suddetta disposizione, “Gli avvisi di accertamento, gli avvisi di rettifica e di liquidazione, gli atti di recupero notificati entro la data di entrata in vigore del presente decreto, non impugnati e ancora impugnabili alla stessa data, possono essere definiti con il pagamento delle somme complessivamente dovute per le sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori, entro trenta giorni dalla predetta data o, se più ampio, entro il termine di cui all’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, che residua dopo la data di entrata in vigore del presente decreto”.

Al punto 1.2 del citato provvedimento viene specificato che sono definibili gli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate rientranti nell’ambito di applicazione dell’art. 15 del DLgs. 218/1997 (la c.d. acquiescenza), gli atti di recupero per la riscossione dei crediti ex art. 1 commi 421 e 422 della L. 311/2004, nonché gli atti di accertamento di cui all’art. 9 comma 3-bis del DL 16/2012 emessi dall’Agenzia delle Dogane e dei monopoli.

In virtù di quanto sopra, gli avvisi di liquidazione sarebbero quindi condonabili solamente se definibili mediante acquiescenza, quali, a titolo esemplificativo, gli avvisi emessi a seguito della decadenza dalle agevolazioni “prima casa”, mentre vi sarebbero esclusi gli avvisi di liquidazione quali quello oggetto della controversia analizzata nella pronuncia in rassegna.
Nel senso di non ritenere definibili tali atti sulla base del fatto che avrebbero una mera funzione di riscossione del tributo dovuto sulla base di quanto dichiarato dai contribuenti, l’Agenzia delle Entrate, come anticipato, si è espressa anche in altri documenti di prassi, sebbene afferenti alla diversa definizione agevolata delle liti tributarie prevista dall’art. 6 del DL 119/2018.

Ai sensi della richiamata disposizione era possibile definire in via agevolata le controversie tributarie a condizione che, inter alia, avessero ad oggetto atti impositivi.

Ebbene, nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 6/2019, § 2.3.4, l’Agenzia delle Entrate, nel fornire indicazioni in merito al perimetro degli atti rientranti nel campo di applicazione della suddetta norma, ha affermato che le liti avverso gli avvisi di liquidazione potevano essere definite solo a condizione che, con l’avviso in questione, l’Ufficio non si fosse limitato a determinare l’entità del tributo dovuto secondo i dati dichiarati dal contribuente stesso, dal momento che, in tal caso, assumerebbe la natura di atto di mera riscossione.

Discorso diverso per la definizione delle liti

Allo stesso modo, nella successiva circolare n. 10/2019, al § 1.1, l’Agenzia delle Entrate si è espressa negativamente in merito alla condonabilità delle liti aventi ad oggetto proprio avvisi di liquidazione ai fini dell’imposta di registro relativi alla tassazione di decreti ingiuntivi, sulla base dell’assunto secondo cui tali atti avrebbero “essenzialmente una funzione di riscossione dell’imposta dovuta in relazione alla registrazione dei predetti atti”.

Appare evidente, dunque, che la Provinciale di Brescia abbia ritenuto di interpretare in senso maggiormente estensivo la portata dell’art. 2 del DL 119/2018, e non è da escludersi che tale precedente possa trovare seguito presso altre Corti di merito.

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