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Dichiarazioni false per ricevere il reddito di cittadinanza possono comportare il sequestro

/ REDAZIONE

Martedì, 3 novembre 2020

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Le falsità delle dichiarazioni finalizzate all’ottenimento o al mantenimento del c.d. reddito di cittadinanza sono sanzionate anche penalmente e possono comportare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di quanto illecitamente ottenuto.

L’art. 7 del DL 4/2019 (così come convertito dalla L. 26/2019) prevede, infatti, che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio in questione, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni.
Inoltre, l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio è punita con la reclusione da uno a tre anni (comma 2 della norma citata).

Così la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 30302 depositata ieri, ha confermato un sequestro avente a oggetto la carta postepay sulla quale venivano erogati gli emolumenti riferibili al reddito di cittadinanza che il soggetto beneficiario aveva continuato a percepire nonostante l’allontanamento dall’abitazione della convivente (peraltro ammettendo di averne ripartito il corrispettivo con costei).

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