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Domenica, 24 gennaio 2021

PROFESSIONI

L’incertezza sulle norme antiriciclaggio rileva nel giudizio sul commercialista

Si guarda all’atteggiamento di buona fede del professionista, convinto di uniformarsi ai desiderata delle Autorità di vigilanza

/ Annalisa DE VIVO

Giovedì, 14 gennaio 2021

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La carenza di indicazioni specifiche da parte della normativa primaria e l’incerta interpretazione di quella secondaria possono giovare, in sede giudiziaria, ai professionisti destinatari della normativa antiriciclaggio. È quanto è accaduto recentemente con l’annullamento, da parte del Tribunale di Roma, di un decreto sanzionatorio nel quale il Ministero dell’Economia e delle finanze aveva comminato una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari a 120.000 euro a un commercialista al quale era stata contestata l’omessa segnalazione di una serie di operazioni sospette.

La sentenza, depositata lo scorso 5 gennaio, ruota intorno a due circostanze di importanza fondamentale: la prima riguarda il ruolo svolto dal commercialista in relazione a ciascuna delle operazioni “sospette”, la seconda concerne le indicazioni tempo per tempo fornite dalle autorità di vigilanza in merito alla reale portata degli obblighi antiriciclaggio gravanti sui professionisti.

Gioverà evidenziare che i fatti si svolgono in epoca antecedente al 2017, anno di recepimento della quarta direttiva Ue, dunque in vigenza del testo originale del DLgs. 231/2007.
Le operazioni di cui si contesta l’omessa segnalazione da parte del commercialista sono quattro: le prime due riguardano l’acquisto di un immobile di proprietà di un privato da parte di una srl, avvenuto nel 2011, e la rivendita del medesimo nel 2014 da parte della stessa srl, nel frattempo posta in liquidazione. La terza operazione contestata avviene nel 2013 e ha ad oggetto l’acquisto di azioni di una spa da parte di una srl; la quarta operazione riguarda l’acquisto di azioni proprie da parte della società precedentemente venditrice.

Con riferimento alle prime due operazioni, aventi a oggetto il trasferimento di un immobile, il MEF cita i seguenti indicatori di anomalia tratti dal DM 16 aprile 2010: compimento di operazioni con configurazione illogica, economicamente e finanziariamente svantaggiose per il cliente; frequenti ed ingiustificati cambiamenti nella titolarità della società; vendita di beni a un prezzo palesemente sproporzionato rispetto al valore di mercato degli stessi, in assenza di ragionevoli motivi o di specifiche esigenze.

In merito alla posizione del commercialista, il decreto sanzionatorio specifica che quest’ultimo doveva ritenersi soggetto agli obblighi antiriciclaggio in quanto all’epoca della prima operazione contestata era incaricato della redazione e trasmissione delle dichiarazioni fiscali per conto della società acquirente, mentre in occasione della seconda operazione agiva in qualità di liquidatore della stessa società (questa volta venditrice).

Quanto alla terza e alla quarta operazione (trasferimento di pacchetti azionari), il MEF richiama gli indicatori di anomalia che fanno riferimento a transazioni finanziarie di notevole importo da parte di società di recente costituzione non giustificate da ragionevoli motivi/per importi incoerenti con il capitale sociale. Nella terza operazione – acquisto di pacchetto azionario – il commercialista rivestiva la qualifica di amministratore unico della società acquirente, mentre nella quarta – acquisto di azioni proprie – risultava essere componente del CdA della società acquirente, peraltro la stessa che nell’operazione precedente rivestiva la qualifica di venditrice.

Proprio sulla qualifica assunta dal commercialista all’epoca dei fatti si è incentrata la linea sostenuta dal collegio difensivo (composto dagli avvocati Maurizio Arena e Claudio Cocuzza), che nel ricorso ha richiamato, in primo luogo, l’art. 2 comma 3 del Provvedimento UIC del 24 febbraio 2006, recante istruzioni applicative per l’adempimento degli obblighi antiriciclaggio da parte dei professionisti, nel quale si legge: “Le attività svolte dai professionisti nella qualità di organi di gestione, amministrazione, controllo e liquidazione di società, enti, trust o altre strutture analoghe sono, tuttavia, escluse dall’ambito di applicazione delle disposizioni antiriciclaggio”.

Attività svolte come organo di società fuori dagli obblighi antiriciclaggio

Nel disporre l’incompatibilità con il DLgs. 231/2007 di alcune parti di tale provvedimento, la circolare MEF n. 125367/2007 non menziona il suddetto art. 2 comma 3, che di conseguenza resta valido, efficace ed applicabile. Al riguardo il collegio difensivo ha ricordato altresì che, in una risposta fornita nel 2007 all’Associazione dei Dottori Commercialisti, l’UIC ha affermato che tale disposizione rappresenta “un ambito di esenzione dall’applicazione delle disposizioni antiriciclaggio dipendente dalla posizione assunta dal professionista in società, enti, trust e strutture analoghe – posto che in questa sede il professionista agisce come organo dell’ente e non come libero professionista”.

Nel ricorso si aggiungeva che l’esistenza di tali provvedimenti era comunque idonea a configurare un atteggiamento di buona fede del professionista, convinto di uniformarsi ai desiderata delle Autorità di vigilanza: ne sarebbe derivata l’esclusione della colpa richiesta per l’integrazione dell’illecito amministrativo.

Né è apparsa decisiva la circostanza che l’opponente fosse comunque tenuto agli adempimenti antiriciclaggio in quanto si era occupato anche in qualità di commercialista delle operazioni da segnalare: ciò in quanto, ad avviso del giudice, non è stato sufficientemente provato che egli abbia agito anche in tale veste. Quanto detto finora vale anche per le operazioni di trasferimento dell’immobile: al momento dell’acquisto, infatti, il commercialista era incaricato dello svolgimento delle attività dichiarative per conto della società e quindi non era tenuto a conoscere alcun dettaglio né in relazione all’operazione né in merito ai soggetti coinvolti. All’atto della rivendita, invece, egli era liquidatore della società venditrice e quindi esonerato dagli adempimenti antiriciclaggio in virtù della citata disposizione UIC.

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