Non imponibili i certificati di rating emessi dall’ORC
Con la risposta interpello n. 80, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate ha escluso l’imponibilità in Italia dei certificati di rating per imbarcazioni italiane emessi dall’Offshore Racing Congress Limited (ORC).
In particolare, si analizza il caso di un ente dotato di personalità giuridica e privo di scopo di lucro che promuove, propaganda, organizza e disciplina l’attività velica (sotto l’egida del CONI) e che partecipa, in qualità di associato, al predetto Organismo internazionale.
Tale ente residente ha chiesto all’Agenzia delle Entrate se gli importi pagati al predetto Organismo estero per l’emissione dei certificati di rating richiesti dalle imbarcazioni italiane siano fiscalmente rilevanti in Italia in base a quanto previsto dall’art. 23 comma 2 lett. c) del TUIR.
Questa disposizione considera prodotti in Italia “i compensi per l’utilizzazione di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di marchi d’impresa nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico” se corrisposti da soggetti residenti in Italia.
Qualora i compensi siano corrisposti a soggetti non residenti, i sostituti di imposta operano una ritenuta del 30% ai titolo d’imposta ex art. 25 comma 4 del DPR 600/73.
Nel caso di specie, l’ORC rilascia i certificati elaborati sulla base di un software di sua “proprietà/disponibilità” e addebita periodicamente ai propri associati gli importi dei certificati emessi tramite l’emissione periodica di una debit note in cui sono specificati gli importi senza applicazione di IVA.
Considerato che il software in argomento non si trova nella disponibilità, nemmeno parziale, del soggetto residente, il quale non risulta titolare nemmeno di alcun diritto di utilizzazione, l’Agenzia delle Entrate ritiene che gli importi erogati non siano fiscalmente rilevanti in Italia.
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