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ADC: «Composizione negoziata della crisi uno strumento spuntato»

/ REDAZIONE

Sabato, 4 marzo 2023

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La composizione negoziata della crisi d’impresa “non decolla” perché, a differenza di altre procedure gestite dal tribunale, attraverso le quali è possibile ottenere la falcidia parziale o totale dei debiti nei confronti dei creditori pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate-Riscossione, INPS e INAIL), questi ultimi continuano a “rimanere esclusi dalle trattative”.

La denuncia arriva dall’Associazione dottori commercialisti che, con un comunicato stampa diffuso ieri, ha sottolineato la necessità di un “cambio culturale e di approccio della Pubblica Amministrazione nella gestione delle procedure di composizione e di regolazione della crisi”.

L’opportunità per incentivare questo processo, sbloccando alcuni tasselli della riforma del Codice della crisi d’impresa, è arrivata, spiega l’associazione guidata da Maria Pia Nucera, con il DL 24 febbraio 2023 n. 13, ma “il legislatore non l’ha colta: è evidente, purtroppo, che il tema della transazione fiscale appare ancora come un tabù insormontabile”.

“L’impresa che si trova in difficoltà – si legge nella nota stampa – dovrebbe essere incentivata a individuare una soluzione idonea al superamento della condizione di squilibrio, attraverso il coinvolgimento fattivo dei creditori. Nella pratica operativa, però, ci troviamo di fronte ad uno strumento «spuntato»: la difficoltà nasce nei rapporti con i creditori pubblici qualificati ossia Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate-Riscossione, INPS e INAIL”.

È vero che, per snellire le procedure, è stata introdotta la possibilità di presentare un’autocertificazione con cui si attesta di aver richiesto la certificazione dei debiti, ma fino a quando i creditori qualificati continueranno a rimanere “esclusi dalle trattative, perché devono essere pagati integralmente”, ci sarà uno “sbarramento all’utilizzo della composizione negoziata”.

L’imprenditore, continua l’ADC, sarà indotto a “rivolgersi direttamente al Tribunale, scegliendo altri strumenti di regolazione della crisi poiché, in forza del cram down, potrà superare l’inerzia dei creditori pubblici e consolidare il pagamento parziale ed addirittura realizzare la falcidia totale o parziale di somme dovute ai cosiddetti creditori pubblici qualificati”.

Di qui, la necessità di un nuovo approccio e una “profonda riforma” della P.A., che dovrà mettere i funzionari nelle condizioni di avere una formazione qualificata e di gestire al meglio le pratiche relative alle imprese in difficoltà.

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