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LETTERE

Iscriversi al nuovo Albo dei CTU è un’avventura

Mercoledì, 28 febbraio 2024

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Gentile Redazione,
molti di noi in questi giorni sono alle prese con la nuova popolazione dell’albo dei CTU in versione informatica.

La mia storia inizia l’otto gennaio 2024 quando, ancora in semi vacanza, approfittavo di un momento di calma per esperire il nuovo adempimento. Dopo un’oretta di paziente impegno gettavo la spugna anche un po’ stizzito. Mi tornava in mente la domanda cartacea che tanti di noi hanno compilato anche più di una volta durante l’emergenza epidemiologica allorché per raggiungere il posto di lavoro ci munivamo dello strumento medioevale dell’autocertificazione per dimostrare alle povere forze dell’ordine di turno chi eravamo, cosa facevamo, dove eravamo diretti. Accadeva nel 2020, avevamo alle spalle almeno trenta anni durante i quali, quotidianamente, avevamo già alimentato le banche dati della P.A. Ciò nonostante, nel 2020, attraverso un foglio di carta, ero chiamato come tanti a dire a un poliziotto che il mio nome era Marco Santoni, di professione commercialista con studio in via ... e che in quel momento mi stavo recando al lavoro.

Ieri, vista l’imminente scadenza, mi sono rimesso a compilare la mia domanda di iscrizione all’albo dei CTU.
Va sottolineato che l’albo fa capo al Ministero della Giustizia il quale sa bene chi sono, in quanto vigila sul mio operato.
Da ex Presidente di Ordine ricordo le riunioni annuali nella stanza del Presidente del Tribunale per verificare le istanze delle nuove iscrizioni, in compagnia di altri Presidenti di Ordini, del rappresentante della CCIAA e di altri soggetti chiamati a tale adempimento. Era questo, tra l’altro, un piacevole modo per farsi gli auguri di Natale e verificare se c’era qualcosa che non andasse in merito allo svolgimento degli incarichi assegnati.
L’Ordine, rammento a tutti ente pubblico, rappresentato dal suo Presidente, era protagonista e organo vigilante sulla regolarità delle istanze.

Ieri, mentre espletavo la compilazione dando risposte al questionario, cercavo di comprendere perché mai tale adempimento fosse stato così proposto.
Una mia prima riflessione è stata “forse si è compresa la necessità di svecchiare gli elenchi cartacei con un strumento che sostituisca l’agendina nel cassetto del G.I.”: se così fosse, approccio comunque condivisibile, sarebbe bastata l’interlocuzione tra gli ordini e i tribunali per confermare che Marco Santoni è dottore commercialista, revisore contabile, iscritto all’albo dei CTU del Tribunale di Viterbo da... mi sembra trenta anni; le sue competenze sono quelle dell’art. 1 del DLgs. 139/2005.

Se invece fosse un progetto più ambizioso, ovvero quello di profilare in modo preciso, finanche puntiglioso, le professionalità di ognuno di noi al fine di permettere al magistrato di individuare, magari utilizzando l’intelligenza artificiale, il CTU perfetto, quello giusto tra mille, allora se fosse così mi domando chi sia stato a predisporre lo strumento che con estrema fatica e imprecisione ho cercato di utilizzare per compilare la mia istanza. Già inserire la classe di laurea è stata un’avventura, eppure penso che la laurea alla Sapienza di Roma in Economia e commercio vecchio ordinamento non sia ancora una rarità, memore tra l’altro delle file chilometriche fatte nei beati anni universitari fuori della segreteria in via del Castro Laurenziano.
Ma andiamo avanti. Ciò che veniva richiesto proseguendo nella compilazione era un susseguirsi di profilature astruse dove un povero commercialista difficilmente si riconosce, mentre un astronauta con esperienze in missione spaziali trova subito la casellina da flaggare.

Per vedere il bicchiere mezzo pieno, mi sono sentito, alla fine, anche un po’ snob, un po’ come quegli avvocati “arrivati” che si permettono, tanto è il loro peso professionale, di non possedere neanche un telefonino. Dopo una mezz’ora spesa nel cercare di completare la sezione “Competenze Informatiche” e avendo ricevuto per l’ennesima volta in rosso un avviso di errore, ho fleggato “Nessuna Competenza Informatica”. Ora chi mi conosce penserà: “cosa non priva di fondamento”. A conti fatti era l’unico modo per uscirne e procedere nella complicazione.
Così, dopo ulteriori peripezie, non ultima la richiesta di depositare un ulteriore allegato che mi sono dovuto inventare, ho presentato un’istanza che sinceramente e forse fortunatamente “Non mi somiglia per niente”.
Mala tempora currunt.


Marco Santoni
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Viterbo

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