Attesa per l’incontro tra Trump e Xi
L’ottimismo sulla negoziazione per riaprire lo stretto di Hormuz ha permesso un rientro dei tassi di interesse
Le ultime sedute sono state caratterizzate dall’ottimismo sulla negoziazione per riaprire lo stretto di Hormuz e ciò ha permesso un rientro dei tassi di interesse, un indebolimento del dollaro, un rialzo dei mercati azionari e un calo del prezzo del petrolio.
I tassi eurozona sono scesi di circa 6-8 centesimi sul tratto 2-5 anni con il Bund 2 anni 2,59%, Irs 2 anni al 2,78%. Il tratto 2-5 anni sui tassi Irs è quasi piatto (5 anni al 2,83%). Quattro centesimi in meno per Bund e Irs 10 anni rispettivamente al 3,01% e 3,04%. Sostanzialmente stabili i tassi Usa (10 anni al 4,37%) (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
La relazione che muove i mercati è molto legata alla riapertura di Hormuz: segnali positivi in tal senso portano ad un calo del prezzo del greggio (in area 100) che a sua volta fa sperare in un contenimento dell’inflazione futura e ciò produce un calo dei tassi di interesse e delle aspettative sulla politica monetaria. Le borse sorprendentemente restano toniche anche nei momenti di delusione sul fronte negoziale tra Usa e Iran. Questo è dovuto a trimestrali che stanno sostenendo i corsi dei titoli specie per quanto riguarda il settore dell’IA. Inoltre è evidente che gli operatori sentono come imminente la fine delle ostilità: questo ottimismo potrebbe derivare dal fatto che Usa e Cina (Trump e Xi) si incontreranno la prossima settimana e solo da quell’incontro potrà scaturire la fine del conflitto.
Ovviamente un fallimento del summit (14-15 maggio) avrebbe conseguenze molto pesanti per l’economia globale e sarebbe un disastro per l’amministrazione Usa che invece con quell’incontro potrebbe trovare il modo per uscire decorosamente da una situazione complessa in cui è finita.
Certo è che la Cina con il suo lavorio negoziale silenzioso apparirebbe come la più affidabile a guidare il nuovo ordine mondiale: questo potrebbe essere un motivo di fallimento dei negoziati. Dunque è necessario un equilibrio diplomatico estremo in cui Iran-Usa e Cina appaiano, di fronte alla propria opinione pubblica come vincitori (specie i primi due Paesi, per la Cina non è prioritario).
Dunque fino alla fine della prossima settimana è plausibile attendersi pochi movimenti direzionali, sarebbe troppo rischioso prendere posizioni strutturali prima dell’incontro.
Se, come ipotizziamo, dall’incontro scaturiranno effetti positivi, allora si tornerà nel giro di qualche mese a concentrarsi sui temi che erano presenti prima dello scoppio della guerra e che hanno effetti deflazionistici: il riferimento è alla Cina e all’IA.
Gli effetti della crisi energetica non possono sparire immediatamente e quindi è plausibile che tutti gli asset tentino di trovare un nuovo equilibrio (per i tassi su livelli inferiori agli attuali specie sul tratto 2-3 anni), ma per assistere a movimenti al ribasso più ampi sarà necessario attendere dai dati la conferma che lo shock non abbia prodotto effetti di secondo livello sulle prospettive di inflazione.
Se l’incontro Cina-Usa avrà esito positivo potrebbe anche ridursi la probabilità di un rialzo già a giugno dei tassi ufficiali da parte della Bce: la banca centrale potrebbe voler prendere tempo. Il rialzo di giugno che appare assodato stando ai tassi Future Euribor 3 mesi e ai tassi Ois prospettici ad un mese ha una valenza più simbolica che altro perché aumentare i tassi in presenza di shock da offerta è poco efficace. Serve però a ridurre le aspettative di inflazione futura, il che non è poco. Restiamo quindi dell’idea che possa comunque decidere di alzare ma accompagnando la decisione con un messaggio accomodante.
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