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Sabato, 9 maggio 2026 - Aggiornato alle 6.00

ECONOMIA & SOCIETÀ

Attesa per l’incontro tra Trump e Xi

L’ottimismo sulla negoziazione per riaprire lo stretto di Hormuz ha permesso un rientro dei tassi di interesse

/ Stefano PIGNATELLI

Sabato, 9 maggio 2026

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Le ultime sedute sono state caratterizzate dall’ottimismo sulla negoziazione per riaprire lo stretto di Hormuz e ciò ha permesso un rientro dei tassi di interesse, un indebolimento del dollaro, un rialzo dei mercati azionari e un calo del prezzo del petrolio.

I tassi eurozona sono scesi di circa 6-8 centesimi sul tratto 2-5 anni con il Bund 2 anni 2,59%, Irs 2 anni al 2,78%. Il tratto 2-5 anni sui tassi Irs è quasi piatto (5 anni al 2,83%). Quattro centesimi in meno per Bund e Irs 10 anni rispettivamente al 3,01% e 3,04%. Sostanzialmente stabili i tassi Usa (10 anni al 4,37%) (segui tassi e valute su www.aritma.eu).

La relazione che muove i mercati è molto legata alla riapertura di Hormuz: segnali positivi in tal senso portano ad un calo del prezzo del greggio (in area 100) che a sua volta fa sperare in un contenimento dell’inflazione futura e ciò produce un calo dei tassi di interesse e delle aspettative sulla politica monetaria. Le borse sorprendentemente restano toniche anche nei momenti di delusione sul fronte negoziale tra Usa e Iran. Questo è dovuto a trimestrali che stanno sostenendo i corsi dei titoli specie per quanto riguarda il settore dell’IA. Inoltre è evidente che gli operatori sentono come imminente la fine delle ostilità: questo ottimismo potrebbe derivare dal fatto che Usa e Cina (Trump e Xi) si incontreranno la prossima settimana e solo da quell’incontro potrà scaturire la fine del conflitto.

Ovviamente un fallimento del summit (14-15 maggio) avrebbe conseguenze molto pesanti per l’economia globale e sarebbe un disastro per l’amministrazione Usa che invece con quell’incontro potrebbe trovare il modo per uscire decorosamente da una situazione complessa in cui è finita.

Certo è che la Cina con il suo lavorio negoziale silenzioso apparirebbe come la più affidabile a guidare il nuovo ordine mondiale: questo potrebbe essere un motivo di fallimento dei negoziati. Dunque è necessario un equilibrio diplomatico estremo in cui Iran-Usa e Cina appaiano, di fronte alla propria opinione pubblica come vincitori (specie i primi due Paesi, per la Cina non è prioritario).

Dunque fino alla fine della prossima settimana è plausibile attendersi pochi movimenti direzionali, sarebbe troppo rischioso prendere posizioni strutturali prima dell’incontro.

Se, come ipotizziamo, dall’incontro scaturiranno effetti positivi, allora si tornerà nel giro di qualche mese a concentrarsi sui temi che erano presenti prima dello scoppio della guerra e che hanno effetti deflazionistici: il riferimento è alla Cina e all’IA.

Gli effetti della crisi energetica non possono sparire immediatamente e quindi è plausibile che tutti gli asset tentino di trovare un nuovo equilibrio (per i tassi su livelli inferiori agli attuali specie sul tratto 2-3 anni), ma per assistere a movimenti al ribasso più ampi sarà necessario attendere dai dati la conferma che lo shock non abbia prodotto effetti di secondo livello sulle prospettive di inflazione.

Se l’incontro Cina-Usa avrà esito positivo potrebbe anche ridursi la probabilità di un rialzo già a giugno dei tassi ufficiali da parte della Bce: la banca centrale potrebbe voler prendere tempo. Il rialzo di giugno che appare assodato stando ai tassi Future Euribor 3 mesi e ai tassi Ois prospettici ad un mese ha una valenza più simbolica che altro perché aumentare i tassi in presenza di shock da offerta è poco efficace. Serve però a ridurre le aspettative di inflazione futura, il che non è poco. Restiamo quindi dell’idea che possa comunque decidere di alzare ma accompagnando la decisione con un messaggio accomodante.

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