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Venerdì, 26 febbraio 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Il mancato invito a comparire post accertamento può invalidare l’atto

L’invito preventivo rende inammissibile la successiva domanda di adesione

/ Alfio CISSELLO

Mercoledì, 24 febbraio 2021

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Ai sensi dell’art. 6 comma 2 del DLgs. 218/97, il contribuente può presentare domanda di adesione quando riceve l’avviso di accertamento, e ciò, in costanza dei requisiti di legge, causa la sospensione per novanta giorni del termine per il ricorso.

Il successivo quarto comma prevede che a seguito dell’istanza del contribuente, l’ufficio, entro 15 giorni dalla ricezione della stessa, “anche telefonicamente o telematicamente, formula al contribuente l’invito a comparire”.
Secondo il tradizionale orientamento della giurisprudenza, la mancata convocazione del contribuente non comporta la nullità dell’atto impositivo (Cass. 17 ottobre 2014 n. 21991 e Cass. 1° giugno 2016 n. 11438).

L’interpretazione desta perplessità, specie in un contesto, come quello attuale, in cui le Sezioni Unite (Cass. SS.UU. 9 dicembre 2015 n. 24823) hanno delineato i confini del contraddittorio preventivo, sancendo che, se la legge lo prevede, il contraddittorio è dovuto (la procedura di adesione ben può essere inquadrata nelle procedure di contraddittorio tra contribuente e uffici finanziari). Inoltre, le Sezioni Unite hanno stabilito che, per i tributi armonizzati come l’IVA, il confronto deve esserci sempre, anche se la nullità dell’atto si verifica solo se il contribuente dimostra che il vizio non è pretestuoso.

Ieri, la Corte di Cassazione (sentenza 4767), pur confermando i principi esposti, ha aggiunto che il contribuente può lamentare la violazione del contraddittorio solo laddove le parti non abbiano avuto, in precedenza, la possibilità di instaurare il contraddittorio.
Riprendendo le parole della sentenza ai punti 19 e 20: “19. In tal senso va letto quell’indirizzo giurisprudenziale secondo cui l’invito dell’art. 5 è facoltativo e non obbligatorio, ben potendo il contribuente, cui tale invito non è stato notificato, recuperare il dialogo con l’Amministrazione attraverso l’istanza di cui all’art. 6 (Cass. 14.1.2015, n. 8616); 20. Da tale indirizzo si trae implicitamente la conseguenza che, in caso di istanza ex art. 6, comma 2, cui non sia seguita la convocazione ai sensi dell’art. 6, comma 4, la violazione del contraddittorio possa essere fatta valere solo adducendo che il contraddittorio non vi è stato neppure nella fase che ha preceduto l’accertamento”.

Si tratta di un’apertura apprezzabile: come diverse volte messo in evidenza, se la legge prevede che il contribuente possa presentare istanza di adesione, se questi non viene nemmeno convocato è in re ipsa la lesione del contraddittorio.
Si fa presente che l’art. 5-ter del DLgs. 218/97, introdotto dal DL 34/2019 e in vigore per gli atti emessi dal 1° luglio 2020, prevede l’obbligo di notificare al contribuente, prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, l’invito di cui all’art. 5 del DLgs. 218/97, strumentale alla definizione mediante adesione. C’è quindi una sorta di contraddittorio, che osta alla presentazione dell’istanza di adesione nel momento in cui viene notificato l’accertamento.

Ma, se l’invito non viene notificato (vuoi perché le Entrate lo ritengono facoltativo come nel comparto delle imposte indirette, vuoi perché omesso) e il contribuente presenta istanza di adesione post accertamento, la mancata convocazione potrà condurre alla nullità dell’accertamento, sempre che sussistano i requisiti per l’adesione (secondo gli uffici, l’adesione non sarebbe possibile ad esempio per gli avvisi di liquidazione).

Apprezzabile l’apertura dei giudici

A ben vedere, si potrebbe sostenere, richiamando quanto detto dalle Sezioni Unite per l’IVA, che la nullità si verifica solo se il contribuente dimostra che il vizio non è pretestuoso, e che l’accertamento avrebbe potuto essere annullato.
Questo principio, contenuto anche nell’art. 5-ter del DLgs. 218/97, potrebbe essere esteso al caso in esame, dovendo in ogni caso essere contestualizzato.

Sempre stando al principio enunciato dalla sentenza di ieri, è dubbio che la mancata convocazione causi la nullità dell’atto se in precedenza ci fosse già stata una forma di contraddittorio tra le parti, ad esempio a seguito del PVC, in sede di presentazione delle memorie difensive.

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