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Martedì, 30 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

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Eccezione di prescrizione del credito erariale con impugnazione dello stato passivo

Il creditore concorrente può sollevare le contestazioni del curatore

/ Antonio NICOTRA

Giovedì, 25 novembre 2021

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Con l’ordinanza n. 36543, depositata ieri, la Corte di Cassazione ha enunciato il principio secondo cui, in tema di impugnazione dei crediti ammessi al passivo fallimentare, il creditore, in forza dell’art. 98 comma 3 del RD 267/42, può sollevare le eccezioni riservate al curatore, compresa quella di prescrizione, anche quando si tratti di crediti il cui accertamento è rimesso alla cognizione di un altro giudice speciale.

Nel caso di specie, un creditore insinuato nel fallimento impugnava lo stato passivo in relazione alle pretese erariali (per tributi e contributi) ammesse al concorso, lamentandone la prescrizione successiva alla notifica delle cartelle. L’impugnazione veniva respinta sul rilievo che, per i crediti tributari, non era consentita l’ammissione con riserva (da sciogliere all’esito del giudizio tributario) in mancanza di una contestazione del curatore, mentre per quelli di natura previdenziale era sufficiente il ruolo ai fini dell’ammissione al passivo.

In tema di impugnazione dei crediti ammessi allo stato passivo del fallimento, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che il singolo creditore può esperire, ai sensi dell’art. 98 comma 3 del RD 267/42, qualunque azione diretta a determinare l’esclusione di uno o più crediti o delle garanzie che li assistono.
Il creditore, che impugni lo stato passivo, in particolare, può esercitare tutte le azioni dirette a escludere o postergare i crediti ammessi – inclusa la revocatoria – in quanto portatore di interessi riconducibili anche agli altri creditori (Cass. nn. 4524/2015 e 8827/98).

L’approdo giurisprudenziale è coerente con il sistema di ammissione dei creditori al concorso; dichiarato esecutivo lo stato passivo, l’inerzia del curatore, che abbia omesso di far valere – in sede di verifica – i fatti estintivi o modificativi del credito o della garanzia a esso connessa, o che non abbia impugnato il provvedimento di rigetto dell’eccezione del giudice delegato, finirebbe col pregiudicare le ragioni degli altri, incolpevoli, creditori concorrenti.

In base all’art. 95 comma 3 del RD 267/42, il giudice delegato, in sede di verifica dei crediti, decide sulle domande di ammissione, avuto riguardo alle eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d’ufficio e a quelle formulate dagli altri interessati, senza, quindi, distinzioni tra le eccezioni di competenza del curatore e quelle che, invece, sarebbero riservate anche ai creditori concorrenti.

Ne consegue, secondo i giudici, che l’eccezione di prescrizione del credito, ove respinta dal giudice delegato o non sollevata dal curatore in sede di verifica dello stato passivo, possa essere proposta – anche per la prima volta, in sede di impugnazione dei crediti ammessi – dal creditore che ne abbia interesse, a prescindere dal giudice investito della giurisdizione sul relativo accertamento.

In relazione ai crediti di natura tributaria, occorre tenere conto della giurisdizione esclusiva del giudice tributario (art. 2 del DLgs. 546/92).
Per questa ragione, l’ammissione al passivo dei crediti tributari richiesta dal concessionario per la riscossione, ex art. 87 comma 2 del DPR 602/73, avviene di norma sulla base del ruolo, salva la necessità, in presenza di contestazioni del curatore, dell’ammissione con riserva, da sciogliere ex art. 88 comma 2 del DPR 602/73, allorché sia stata definita la sorte dell’impugnazione esperibile davanti al giudice tributario (Cass. nn. 11954/2018, 23110/2016, 6126/2014).

Ferma la necessità di un’ammissione del credito con riserva alle condizioni anzidette, il creditore concorrente, in sede di impugnazione ex art. 98 del RD 267/42, ha il diritto di sollevare le medesime contestazioni che potrebbe avanzare il curatore avverso i crediti di natura tributaria.

Peraltro, secondo l’arresto della pronuncia n. 34447/2019, l’eccezione di prescrizione del credito tributario, maturata dopo la notifica della cartella, è devoluta alla cognizione del giudice delegato (in sede di verifica dei crediti) e del tribunale (in sede di opposizione allo stato passivo), e non a quello tributario, segnando tale notifica la cristallizzazione della pretesa fiscale e l’esaurimento del potere impositivo.
Nella specie, quindi, spettava al giudice ordinario, sia in sede di verifica dei crediti, sia nel giudizio di impugnazione, esaminare l’eccezione di prescrizione avanzata dal curatore o dai creditori concorrenti. Risultava errata, invece, la valutazione secondo cui i crediti fiscali avrebbero potuto essere contestati, con conseguente ammissione con riserva, soltanto su iniziativa del curatore, così come risultava errato ritenere che la cognizione sull’eccezione di prescrizione, dopo la notifica della cartella, avanzata dal creditore impugnante, spettasse al giudice tributario.

Allo stesso modo, i giudici avrebbero dovuto esaminare l’eccezione di prescrizione per i crediti di natura previdenziale, posto che, in materia contributiva, la prescrizione maturata dopo la notifica della cartella può essere rilevata, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del processo (Cass. n. 31282/2019).

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