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Domenica, 25 settembre 2022

FISCO

Non utilizzabili le perdite della stabile in esenzione convenzionale

La Corte di Giustizia europea nega tale possibilità a una stabile cessata

/ Giuseppe Francesco PATTI e Enrico TERRAGNI

Venerdì, 23 settembre 2022

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Nella giornata di ieri, 22 settembre 2022, la Corte di Giustizia dell’Unione europea è giunta a sentenza nella causa C-538/20, W AG, facendo seguito alle conclusioni dell’Avvocato generale depositate lo scorso 10 marzo. Nel caso di specie, una società residente in Germania aveva prima costituito una stabile organizzazione nel Regno Unito per poi procedere alla sua chiusura dopo alcuni anni in cui non erano stati realizzati utili, rendendo di fatto inutilizzabili le perdite fiscali generate all’estero. Il rinvio pregiudiziale muoveva dal ricorso presentato dalla società tedesca a fronte del rifiuto da parte dell’Amministrazione locale di consentire l’utilizzo da parte della casa madre tedesca delle perdite realizzate dalla propria branch. L’Amministrazione finanziaria tedesca, a quanto emerge dalla sentenza, avrebbe negato l’utilizzabilità di dette perdite in ragione della circostanza che tale stabile organizzazione fosse in regime di esenzione convenzionale. L’art. 18, § 2, della Convenzione contro le doppie imposizioni conclusa tra Germania e Regno Unito, infatti, prevede un regime di esenzione per i redditi prodotti dalle branch che imprese residenti in Germania detengono nel Regno Unito.

La questione rimessa alla Corte muove dalle conclusioni raggiunte nella causa C-650/16, Bevola e Jens W. Trock. In tale pronuncia, infatti, la Corte di Giustizia si era pronunciata in relazione alla necessità di riconoscimento, da parte dello Stato della casa madre, delle perdite realizzate dalla propria stabile organizzazione che si trovava in un regime di branch exemption derivante da una disposizione interna. In tale sede, la Corte di Giustizia aveva ritenuto che la norma che non consentiva l’utilizzo delle perdite della stabile organizzazione fosse discriminatoria, in quanto, in una analoga fattispecie puramente interna (cioè, di una stabile organizzazione localizzata nello stesso Stato della casa madre), l’utilizzo delle perdite di tale stabile sarebbe stato consentito. Tuttavia, nulla veniva chiarito in relazione alle ipotesi in cui l’esenzione dei redditi e delle perdite realizzate dalla branch derivasse da una norma pattizia (invece che da una norma interna).

Con il rinvio pregiudiziale, dunque, i giudici tedeschi chiedevano se la disposizione in parola si ponesse in contrasto con la libertà di stabilimento emergente dal combinato disposto degli artt. 49 e 54 del TFUE. Laddove fosse stata riscontrata la natura discriminatoria, veniva altresì chiesto se le perdite definitive emerse nello Stato estero potessero essere utilizzate in diminuzione nel computo dell’imposta tedesca. Altre questioni pregiudiziali vertevano sulla delimitazione del perimetro di “definitività” delle perdite estere. Si chiedeva, infatti, se potessero definirsi tali le perdite generate da una stabile estera chiusa, ancorché residuasse la possibilità di aprire in futuro una nuova branch in tale Stato, così utilizzando dette perdite in compensazione dei futuri utili. Altresì veniva chiesto se potessero definirsi “definitive” le perdite generate dalla stabile estera, qualora queste fossero riportabili anche solo in un singolo esercizio successivo. Da ultimo veniva chiesto se, in caso di risposta affermativa alle precedenti questioni, lo Stato tedesco fosse vincolato, nella quantificazione delle perdite utilizzabili, all’importo determinato secondo le disposizioni fiscali del Regno Unito.

La Corte, rispetto alla prima questione, condividendo in toto le conclusioni raggiunte dall’Avvocato generale, ha concluso per la natura non discriminatoria della previsione in disamina. Secondo l’opinione della Corte di Giustizia, infatti, la situazione in cui versa una stabile organizzazione in regime di esenzione stabilito da una Convenzione non sarebbe comparabile alla situazione in cui versa una branch localizzata nel medesimo Stato della casa madre. Ciò giustificherebbe, quindi, la differenza di trattamento tra le due fattispecie.

Tale posizione interpretativa non sarebbe in contrasto, secondo l’opinione della Corte di Giustizia, con le conclusioni da questa precedentemente raggiunte nella causa C-650/16. In tale pronuncia, infatti, la Corte aveva ritenuto che la fattispecie di una stabile organizzazione all’estero in regime di esenzione per norma domestica fosse comparabile alla situazione in cui versa una stabile organizzazione localizzata nel medesimo Stato della casa madre. La differenza tra le due ipotesi sarebbe, quindi, la circostanza che l’esenzione sui redditi e le perdite della branch sia o meno concessa per norma convenzionale. Solamente tramite un’esenzione attraverso una disposizione pattizia, infatti, lo Stato della casa madre avrebbe del tutto perso la propria potestà impositiva sui profitti della stabile organizzazione localizzata all’estero. Una simile sorte dovrebbe, simmetricamente, valere anche per le perdite, che non dovrebbero essere quindi utilizzabili in tale Stato.

Il giudizio della Corte di Giustizia si è arrestato alla sola analisi di comparabilità, comportando, di fatto, la mancata trattazione delle altre questioni contenute nel rinvio pregiudiziale della corte tedesca. Tra i punti privi di indicazioni si annovera, pertanto, l’annosa questione della definitività delle perdite prodotte nello Stato della stabile organizzazione e dell’ammontare delle stesse eventualmente utilizzabile dalla casa madre a seguito della chiusura della branch.

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