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Domenica, 27 novembre 2022

FISCO

Trasferimento immobiliare dopo lo scioglimento dell’unione civile senza registro

Il cedente non decade dall’agevolazione prima casa goduta al momento dell’acquisto

/ Cecilia PASQUALE

Venerdì, 25 novembre 2022

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L’esenzione dalle imposte prevista all’art. 19 della L. 74/87 per gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio opera anche con riferimento al trasferimento immobiliare stipulato a seguito dello scioglimento giudiziale dell’unione civile; pertanto, non perde l’agevolazione “prima casa” il cedente che, in esecuzione degli accordi raggiunti in sede di scioglimento dell’unione civile, trasferisca all’ex coniuge la propria quota di proprietà immobiliare acquistata con l’agevolazione meno di 5 anni prima, a prescindere dal successivo acquisto infrannuale di una nuova casa da adibire ad abitazione.

Così si è espressa l’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 573, pubblicata ieri, in un caso in cui due persone unite civilmente procedevano allo scioglimento giudiziale dell’unione civile, accordandosi per il trasferimento, dall’uno all’altro, della quota del 50% di un immobile dagli stessi acquistato in regime di separazione dei beni con agevolazione “prima casa”.

Due sono le questioni affrontate dalla risposta: se l’esenzione ex art. 19 della L. 74/87 operi anche con riferimento allo scioglimento giudiziale dell’unione civile e, in caso di esito positivo, se ciò eviti la decadenza dall’agevolazione “prima casa” goduta dal cedente al momento dell’acquisto dell’immobile oggetto di trasferimento.

Con riferimento al primo punto, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che l’art. 19 della L. 74/87 dispone l’esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa per “tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio”.
La norma si applica anche agli atti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi (Corte Costituzionale n. 154/1999) e agli accordi conclusi a seguito di convenzione di negoziazione assistita ex art. 6 del DL 132/2014 (risoluzione n. 65/2015).

La disciplina dello scioglimento delle unioni civili, contenuta all’art. 1 comma 25 della L. 76/2016 (legge “Cirinnà”), estende a queste le disposizioni concernenti i procedimenti di separazione personale, di divorzio e la negoziazione assistita, pertanto, per l’Agenzia, l’art. 19 della L. 74/87 è applicabile anche alle unioni civili sciolte in via giudiziale.
Ne consegue che, nel caso di specie, l’atto di trasferimento della quota di metà dell’immobile adibito a residenza delle parti a favore di uno dei due è esente dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

Non occorre il riacquisto entro un anno

Quanto alla seconda questione, occorre richiamare il comma 4 della Nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al DPR 131/86, il quale stabilisce che il trasferimento degli immobili acquistati con il beneficio “prima casa” prima del decorso del termine di 5 anni dalla data del loro acquisto comporta, di regola, la decadenza dal beneficio.

Tuttavia, poiché nel caso di specie il trasferimento infraquinquennale è avvenuto in sede di accordi di separazione o divorzio, non si realizza la decadenza dall’agevolazione “prima casa” goduta al momento dell’acquisto dell’immobile da parte dei coniugi, operando l’esenzione di cui all’art. 19 della L. 74/87 (così già la circolare n. 27/2012).
L’esclusione della decadenza, in questo caso, prescinde dall’eventuale successivo acquisto di un altro immobile abitativo entro un anno dall’alienazione infraquinquennale.

 

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