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Controllo di trasparenza di clausole abusive anche con azioni collettive contro più professionisti

/ REDAZIONE

Venerdì, 5 luglio 2024

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La Corte di Giustizia Ue, con la sentenza di ieri resa nella causa C-450/22, ha affermato che gli artt. 4 § 1 e 7 § 3 della Direttiva 93/13/Cee, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori:
- consentono a un giudice nazionale di procedere al controllo della trasparenza di una clausola contrattuale nell’ambito di un’azione collettiva diretta contro numerosi professionisti dello stesso settore economico e riguardante un numero molto elevato di contratti, purché tali contratti contengano la medesima clausola o clausole simili;
- consentono a un giudice nazionale, investito di un’azione collettiva diretta contro numerosi professionisti del medesimo settore economico e avente a oggetto un numero molto elevato di contratti, di procedere al controllo della trasparenza di una clausola contrattuale basandosi sulla percezione del consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, quando tali contratti si rivolgono a categorie specifiche di consumatori e tale clausola è stata utilizzata per un periodo molto lungo. Tuttavia, se, durante tale periodo, la percezione globale del consumatore medio riguardo a detta clausola è stata modificata dall’intervento di un evento oggettivo o di un fatto notorio, il giudice nazionale può procedere a tale controllo tenendo conto dell’evoluzione della percezione di tale consumatore, fermo restando che la percezione pertinente è quella esistente al momento della conclusione di un contratto di mutuo ipotecario.

È stato così deciso il rinvio pregiudiziale sollevato dalla Corte Suprema spagnola nell’ambito di un procedimento promosso, con azione collettiva inibitoria, da un’associazione rappresentativa dei consumatori contro un centinaio di banche, al fine di ottenere la dichiarazione di nullità delle clausole “di tasso minimo” generalmente inserite nei contratti di mutuo ipotecari. A fronte dell’ingente numero dei convenuti e dei contratti coinvolti, il giudice nazionale aveva espresso perplessità circa la possibilità di effettuare il controllo di trasparenza sulle clausole previsto dalla direttiva comunitaria, ma la Corte Ue ha affermato che il predetto controllo è possibile e va semplicemente adattato alle peculiarità delle azioni collettive.

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