Anche il caporalato digitale nell’agenda INL 2026
L’Ispettorato nazionale del Lavoro ha indicato gli obiettivi strategici per le attività di controllo, individuando fenomeni e settori
Caporalato digitale, esternalizzazioni, lavoro nero e, naturalmente, sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono questi i punti principali e le novità contenute nel documento di programmazione dell’attività ispettiva 2026 dell’Ispettorato nazionale del Lavoro (INL).
Si tratta di un’agenda improntata sempre di più a scelte strategiche ragionate, attraverso un’attenta analisi del rischio per settore e lo studio mirato di precisi indicatori, fondati su informazioni dirette e indirette, su segnalazioni provenienti dagli stakeholder, sulle esigenze territoriali e sui progetti nazionali.
Una complessa attività di intelligence, quindi, che mira al contrasto di macrofenomeni vecchi e nuovi, che affliggono il mercato del lavoro, rispetto al quale INL, con INPS e INAIL, si pone come attore principale. Un piano da attuare anche mediante consolidate sinergie nazionali e internazionali, con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), con l’ELA (European labour authority) e, per i profili di salute e sicurezza del lavoro, con il comitato SLIC (Senior labour inspectors committee) della Commissione europea.
È confermato il target di quasi 120.000 controlli da attivare su tutto il territorio nazionale, nonché attraverso l’ausilio dei nuclei ispettorato del lavoro dei Carabinieri.
Dal documento di programmazione del 2026 emerge una continua ricerca non solo della quantità, ma anche della qualità del controllo, il più possibile destinato ai fenomeni di maggior rilevanza sociale, tenendo conto delle evoluzioni tecnologiche e sociali.
In tale chiave, merita una menzione il caporalato digitale. L’INL sottolinea, infatti, come tale fenomeno, crescente negli ultimi anni, rappresenti una forma di sfruttamento lavorativo particolarmente insidioso, specie nei settori del food delivery e della gig economy, ossia nell’ambito di un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, caratterizzato da modalità lavorative frammentarie e rarefatte, senza più il luogo fisico dell’azienda, con un sistema produttivo disarticolato.
A essere coinvolti sono anche i lavoratori domestici, i tassisti e gli operai dell’Industria 4.0, che operano nei cyberphysical workplace, in cui le dimensioni fisica e digitale sono interconnesse.
Si tratta di settori dove il vero nemico è l’algoritmo del lavoro, in grado di stabilire turni, ritmi, assegnazioni e priorità, generando condizioni di dipendenza economica, ricattabilità e violazione sistematica dei diritti fondamentali.
Il caporalato e in generale ogni fenomeno illecito legato ad appalti, subappalti, distacchi, anche transnazionali, e somministrazione restano centrali anche in altri ambiti, dove sono frequenti lo sfruttamento e l’interposizione di manodopera, con violazioni contrattuali e retributive in danno ai lavoratori.
Parliamo di comparti produttivi caratterizzati da una significativa presenza di manodopera vulnerabile, da una forte stagionalità delle attività e da filiere produttive articolate come l’agricoltura, l’edilizia e i servizi alla persona ma anche il manifatturiero, la lavorazione dei tessuti, l’allevamento, la pesca, la trasformazione delle carni, il turismo e soprattutto la logistica e i servizi di pulizia, vigilanza e facility management.
In particolare, per il settore dell’agricoltura, l’INL ricorda che la L. 101/2024 (di conversione del DL 63/2024) ha istituito presso il Ministero del Lavoro un nuovo Sistema informativo per la lotta al caporalato nell’agricoltura, destinato a condividere dati tra Ministero, Regioni, INL, INPS, INAIL e Forze dell’ordine, per monitorare fenomeni di sfruttamento e supportare la programmazione e la vigilanza e presso l’INPS la Banca dati degli appalti in agricoltura.
Non mancherà naturalmente la lotta al lavoro sommerso, al quale si andrà ad accompagnare il contrasto al lavoro “grigio”, con una particolare attenzione per il 2026 ai tirocini extracurriculari, soprattutto nei settori ad alta specializzazione, caratterizzati dall’inserimento di tirocinanti altamente qualificati in mansioni non coerenti con i progetti formativi.
Senza dimenticare i percorsi di Formazione scuola-lavoro (FSL), anche in attuazione del DL 127/2025, che ha esteso agli studenti la tutela per gli infortuni in itinere e introdotto il divieto di impiego in lavorazioni ad alto rischio.
Attenzione anche a disabili e parità di genere, con controlli finalizzati alla riduzione del gender pay gap e alla prevenzione delle discriminazioni in termini di accesso, qualifiche, progressioni di carriera e procedure di selezione.
Infine, per quanto concerne la sicurezza sul lavoro, la vigilanza guarderà alle attività a elevata incidenza di appalti e subappalti, come previsto dal DL 159/2025, coinvolgendo tutti i settori produttivi, soprattutto quelli classificati come ad alto rischio come agricoltura, costruzioni, manifatturiero, logistica, ferroviario e legno, nonché gli ambienti soggetti a radiazioni ionizzanti.
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