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Domenica, 22 settembre 2019

NOTIZIE IN BREVE

Ripetizione di somme da parte del datore senza rivalutazione automatica e al netto di ritenute

/ REDAZIONE

Giovedì, 13 giugno 2019

Con la sentenza n. 15755 depositata ieri, la Cassazione ribadisce due principi importanti in materia di ripetizione di somme da parte del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori.

In primo luogo, la Suprema Corte chiarisce che nel caso in cui il lavoratore sia tenuto a restituire al datore delle somme indebitamente percepite, su tali somme non spetta automaticamente la rivalutazione monetaria, dovendo il datore provare il danno da svalutazione ai sensi dell’art. 1224 comma 2 c.c.

I crediti che il datore di lavoro vanta nei confronti dei lavoratori non sono, infatti, regolati dall’art. 429 comma 3 c.p.c., secondo cui sui crediti di lavoro sono dovuti, in via automatica, sia gli interessi legali sia la rivalutazione monetaria.
Tale disposizione, facendo riferimento a “crediti di lavoro”, si riferisce – chiariscono i giudici di legittimità – esclusivamente ai crediti che derivano dallo svolgimento della prestazione lavorativa alle dipendenze di un altro soggetto o in coordinamento con esso, e non da attività lavorativa organizzata in forma societaria o d’impresa; si tratta, quindi, unicamente dei crediti vantati dai lavoratori subordinati o dai lavoratori parasubordinati (art. 409 comma 1 n. 3 c.p.c.).

Quanto al secondo principio, i giudici di legittimità evidenziano che il datore di lavoro ha diritto di ripetere quanto il lavoratore abbia effettivamente percepito, quindi unicamente le somme nette. Il datore non può pertanto pretendere di ottenere la restituzione di importi al lordo di ritenute fiscali (così come di ritenute assistenziali o previdenziali), le quali non sono mai entrate nella sfera patrimoniale del dipendente.

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