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Mercoledì, 17 luglio 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

La cessione plurima di quote sconta il registro per ogni cessione

/ REDAZIONE

Sabato, 22 giugno 2019

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16707, pubblicata ieri, ha affermato che l’atto di cessione plurima di quote sociali a favore di vari beneficiari va qualificato come atto che contiene più disposizioni che non derivano le une dalle altre ai sensi dell’art. 21 comma 1 del DPR 131/86, con la conseguenza che ogni cessione è soggetta a imposta come se fosse un atto distinto.
La cessione plurima di quote sociali, infatti, realizza un mero collegamento tra disposizioni, che tuttavia mantengono causa autonoma.

Il fatto che le singole cessioni siano contenute nel medesimo atto costituisce solo una modalità con cui le parti hanno inteso operare la cessione e non dà luogo ad un atto complesso connotato da un’unica causa (che avrebbe giustificato l’applicazione unitaria dell’imposta).
L’imposta di registro, dunque, è dovuta in misura fissa, a norma dell’art. 11 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86 tante volte quante sono le cessioni.

Con la pronuncia in commento, la Cassazione conferma l’orientamento già espresso dalla giurisprudenza di legittimità (tra le altre, si vedano Cass. 15 settembre 2015 n. 18122, 19 febbraio 2015 n. 3300, 29 ottobre 2014 n. 22899) e dall’Amministrazione finanziaria (ris. Agenzia delle Entrate 2 aprile 2015 n. 35).

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