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Martedì, 16 luglio 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

La competenza per le ingiunzioni fiscali si può radicare anche dove ha sede l’ente locale

/ REDAZIONE

Mercoledì, 26 giugno 2019

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 158, depositata ieri, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 32 comma 2 del DLgs 150/2011 nella parte in cui, nelle controversie in materia di opposizione all’ingiunzione fiscale di entrate patrimoniali degli enti locali di cui all’art. 3 del RD 639/1910, dispone che il giudice competente possa essere solamente quello del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento opposto.

Il Tribunale ordinario di Genova, nel rimettere la questione tramite ordinanza del 19 febbraio 2018, aveva censurato la norma nella parte in cui non prevede, in via alternativa, la competenza nel luogo in cui ha sede l’ente locale.

Il problema sorge, infatti, nel momento in cui la sede dell’ufficio del concessionario ricada in un circondario diverso da quello dell’ente locale: in tal caso, se la sede è distante dal domicilio del contribuente, vi può essere un sostanziale impedimento all’esercizio del diritto di difesa, garantito dall’art. 24 Cost.

La Consulta, applicando i principi già espressi in occasione della pronuncia Corte Cost. 3 marzo 2016 n. 44 con riferimento all’art. 4 del DLgs. 546/92, evidenzia come il servizio di accertamento e riscossione costituisca una longa manus dell’ente locale, con conseguente imputazione dell’atto di accertamento e riscossione a quest’ultimo.

Pertanto, l’art. 32 comma 2 del DLgs. 150/2011 deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui, successivamente alle parole “È competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento opposto”, non prevede le parole “ovvero, nel caso di concessionario della riscossione delle entrate patrimoniali, del luogo in cui ha sede l’ente locale concedente”.

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