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Mercoledì, 16 ottobre 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Responsabile il sindaco che resta inerte

/ REDAZIONE

Sabato, 13 luglio 2019

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18770, depositata ieri, ha affermato che, ai fini della responsabilità dei sindaci, ricorre il nesso causale tra la condotta inerte antidoverosa di questi ultimi e l’illecito perpetrato dagli amministratori – secondo la probabilità e non necessariamente la certezza causale – se, con ragionamento controfattuale ipotetico, l’attivazione avrebbe ragionevolmente evitato tale illecito. In questa prospettiva occorre tenere conto di tutta la possibile gamma di iniziative che il sindaco può assumere, esercitando i poteri-doveri della carica (come, per esempio, la richiesta di informazioni o di ispezione ai sensi dell’art. 2403-bis c.c., l’impugnazione della delibera viziata ai sensi degli artt. 2377 ss. c.c., la convocazione dell’assemblea ai sensi dell’art. 2406 c.c., la denunzia al Tribunale ai sensi dell’art. 2409 c.c.).

La Cassazione, inoltre, ha stabilito che, laddove i sindaci abbiano mantenuto un comportamento inerte, non vigilando adeguatamente sulla condotta illecita contraria alla corretta gestione dell’impresa, non è sufficiente a esonerarli da responsabilità la dedotta circostanza di essere stati tenuti all’oscuro dagli amministratori o di aver assunto la carica dopo l’effettiva realizzazione di alcuni dei fatti dannosi, allorché, assunto l’incarico, fosse da essi esigibile lo sforzo diligente di verificare la situazione e di porvi rimedio. L’attivazione in conformità ai doveri della carica avrebbe, infatti, potuto permettere di scoprire tali fatti e di reagire a essi, prevenendo danni ulteriori.

Infine, la Suprema Corte ha precisato che le dimissioni presentate non esonerano il sindaco da responsabilità nell’ipotesi in cui questi non abbia compiuto atti concreti volti a contrastare, porre rimedio o impedire il protrarsi degli illeciti.
Considerando la pregnanza degli obblighi assunti dai sindaci nell’ambito della vigilanza sull’operato altrui, e atteso che la diligenza impone piuttosto un comportamento alternativo, in un’ipotesi come quella appena descritta le dimissioni diventano, anzi, esemplari della condotta colposa tenuta dal sindaco, rimasto indifferente e inerte nel rilevare una situazione di reiterata illegalità.

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